di C. Alessandro Mauceri –

Nei giorni scorsi, la polizia cinese ha liberato 37 neonati messi in vendita da alcuni trafficanti della provincia dello Shandong. Le forze dell’ordine hanno arrestato più di cento persone, tra cui alcune delle madri naturali dei bambini. Un tempo, in Cina, vigeva la regola, nata ai tempi di Mao (e mai trasformata in legge) che imponeva di non procreare più di un figlio per famiglia per evitare di far crescere la popolazione a dismisura. Una regola che ha fatto sì che in Cina si diffondesse la predilezione per i figli di sesso maschile (avrebbero potuto aiutare la famiglia nei lavori manuali). Diverso di conseguenza il prezzo stabilito dall’organizzazione criminale per la vendita dei neonati a seconda del sesso: i maschi venivano venduti per 50-80mila yuan (8-11mila Euro), le femmine, invece, ad un prezzo più basso, 24 mila yuan (circa 2.900 Euro). L’emittente China National Radio (Cnr) ha riferito che in alcuni ospedali di Zhengzhou, nella provincia di Henan, Cina centrale, sarebbe stata pubblicizzata la vendita di bambini “orfani” anche mediante manifesti affissi sulle pareti.

Secondo il rapporto Trafficking in Persons Report 2014 del Dipartimento di Stato americano, si tratta di un fenomeno noto da anni. La Repubblica popolare cinese occupa infatti da ben otto anni il secondo posto nella World Watch List per non aver adempiuto agli standard minimi previsti dal Trafficking Victims Protection Act. E, sempre secondo gli esperti americani, la Cina non farebbe nessuno sforzo per prevenirla. Il risultato è che sono circa 70 mila i bambini cinesi che ogni anno vengono venduti.

La notizia che è stata diffusa dalla televisione di Stato, Cctv, segue di pochi giorni un’altra notizia.

Poche settimane fa, un altro quotidiano, Beijing News, aveva denunciato un’altra prassi, anche questa illegale, che pare si stia diffondendo nel Paese dagli occhi a mandorla: la vendita non di bambini ma di ovuli. Anzi per essere precisi di “ovuli scelti”. In molte zone del Paese sono comparsi annunci in cui viene offerta una ricompensa a “donne giovani, belle e intelligenti” (ricompensa alquanto effimera, peraltro). Gli inviti, pubblicati nelle università più esclusive, in multinazionali e ristoranti di lusso, mirano a reclutare donne da cui prelevare gli ovuli o da ingravidare per conto di coppie benestanti e facoltose in cerca di eredi. Il “business” della donazione di ovuli in Cina è in grande crescita. Coppie benestanti, ma incapaci di procreare (l’elevato tasso di inquinamento delle città ha fatto aumentare vertiginosamente la percentuale di coppie sterili: dal 3 per cento di pochi anni fa si è passati al 10 e, in alcune zone, addirittura al 15 per cento) spesso offrono somme di denaro per selezionare direttamente “donatrici volontarie”. A volte anche somme considerevoli. A patto che le donatrici rispettino criteri selettivi ben definiti: “Pelle chiara, altezza oltre 160 centimetri, occhi a ciliegia”. In cambio degli ovuli molte famiglie della nuova borghesia cinese sono pronte a sborsare fino all’equivalente di 9mila Euro per ovuli “first class”, come ha riferito il giornale cinese Beijing News. Soldi che, però, finiscono in gran parte nelle casse di agenzie e intermediari e solo in minima parte giungono alle donatrici.

Finita l’era del “figlio unico”, in Cina è cominciata quella della “selezione preventiva della specie”. Una prassi nota da anni in Cina dove pure è illegale comprare e vendere ovociti (una legge del 2003 regola la fecondazione assistita). Già nel 2006, il governo aveva cercato di arginare il fenomeno, imponendo “visite mediche e raccolta ovuli solo negli ospedali pubblici”. Ma il servizio sanitario pubblico spesso non riesce a soddisfare le richieste (si parla di liste d’attesa di anni). Così si sono diffuse società che offrono servizi “tutto compreso”: “Con poco più di 14mila Euro, copriamo tutte le spese: operazione, donatori, ricovero in ospedale e servizi” ha detto il responsabile di una ditta di Wuhan a un giornalista del Global Times.

Una spesa che, evidentemente, i nuovi ricchi del Paese di Mao reputano del tutto abbordabile.