di Francesco Cirillo –
Non siamo alle purghe di Stalin, ma quello che sta succedendo in Russia è un’operazione voluta dallo spesso presidente Vladimir Putin di cambio dei vertici nei vari apparati, volti nuovi, spesso sconosciuti ma di comprovata fedeltà, al posto di amici e collaboratori di vecchia data che in diverse occasioni si sono dimostrati dei boss corrotti o semplicemente vetusti
Ed è così che Sergej Ivanov, amico di Putin dai tempi del Kgb, si è dimesso dalla carica di capo dell’amministrazione presidenziale del Cremlino su richiesta dello stesso Putin, e al suo posto è stato nominato lo sconosciuto Anton Vaino, mossa che ha sorpreso tutti.
I 40enni che Putin vuole mettere ai vertici della struttura di comando della Federazione Russa provengono quasi tutti dai corridoi dei servizi segreti russi, il Fsb, il Gru e altre strutture fondamentali per la sicurezza interna ed esterna della Russia.
La rivoluzione “putiniana” si prefigge l’obbiettivo di creare una classe dirigente forte, senza influenze straniere o determinate da interessi, che dovrà guidare la Russia quando il presidente Putin si ritirerà dalla vita politica e lascerà il Cremlino a un successore giovane e leale, fedele alla sua stessa linea.
Lo scorso aprile Putin ha creato la Guardia nazionale russa, una poderosa struttura paramilitare delle forze di sicurezza di Mosca che conta quasi 400mila effettivi provenienti da diverse branche delle forze armate e dei servizi segreti. Ovviamente è comandata da fedelissimi.
Tra agosto e settembre il Cremlino ha rimosso quattro governatori, tre inviati presidenziali posizionati nelle grandi aeree del paese e l’ambasciatore russo a Kiev. Due volti nuovi però sono stati mandati in Crimea e a Kaliningrad, l’enclave russa situata tra Polonia e le repubbliche Baltiche. In Crimea è stato nominato governatore della città di Sebastopoli il 39enne Dmitri Ovsyannikov, mentre Yevgeny Zinichev è stato nominato governatore di Kaliningrad.
Nei mesi precedenti ad agosto altri illustri nomi erano saltati per volere del presidente, tra i quali il capo del servizio di sicurezza (Fso) Evgeny Murov e il capo delle ferrovie russe Vladimir Yakunin, fedele compagno di dacia di Putin sin dagli anni Novanta. In pochi mesi tutto l’apparato statale russo è stato messo sottosopra sostituendo la vecchia guardia, cioè coloro che avrebbero rischiato di far pesare la loro leadership davanti al presidente Putin e magari creare un gruppo di potere autonomo.
Nell’ottica di Putin i cambi della guardia messi in atto rappresentano una strategia fondamentale per rendere l’amministrazione russa elastica e soprattutto controllabile, un passo necessario per riportare la Russia al ruolo di superpotenza mondiale.

