di Ghazy Eddaly e Bessem Ben Dhaou –
SECONDA PUNTATA (vedi le altre puntate) –
Non si parlava soltanto di repressione durante il regime poliziesco di Ben Alì verso i movimenti intellettuali e politici opposti al regime: essi erano quasi inesistenti e completamente scomparsi dalla scena socio-politica, fatta eccezione per poche iniziative sottoposte ad una barriera di sicurezza molto solida ed organizzata.
Fra questi movimenti vi era quello salafita, ritornato oggi in primo piano e visto come un gruppo dalla storia importante; durante l’era di Ben Alì il movimento era stato quasi congelato e gli esponenti incarcerati o costretti a rifugiarsi all’estero, quando non ad entrare, come nel caso di Iraq e di Afghanistan, in al-Qaeda.
La rivoluzione tunisina del gennaio 2011 ha rappresentato per il pensiero salafita la possibilità di riemergere e di arricchire il panorama politico ed intellettuale in diversi settori sociali, ovvero di recuperare quanto, per via della repressione, era costretto ad essere relegato nell’inconscio, dopo secoli di libera espressione.
Sono state così organizzate le forze appoggiando i sostenitori all’uscita delle prigioni ed il rientro degli esuli, nonché favorendo l’entrata di un grandissimo numero di cittadini nel movimento.
All’inizio la comparsa dei salafiti sulla scena politica non aveva creato problemi, probabilmente perché l’attenzione mediatica era focalizzata su altri problemi quali la sicurezza e le continue proteste sociali, ma nel momento in cui il movimento ha acquisito una presenza di primo piano con i primi passi pubblici degli imam, le preghiere in strada e la candidatura alle elezioni di diversi salafiti, ne è seguito il clamore e la percezione, specialmente da parte dei media e degli oppositori, di una crescente minaccia sociale. Addirittura si è parlato di una nuova dittatura improntata sul radicalismo islamico ed in particolare nel mondo della scuola e delle università, dove si incontrano diversi gruppi politici ed intellettuali, vi sono stati scontri e tensioni fra liberali e salafiti.
Il primo dei disordini si era auto all’Università di Susa (Sousse) quando ad una studentessa che portava il niqab era stata negata la possibilità di iscriversi ai corsi; qualche mese dopo era toccato all’Università di Jandouba, dove alcuni studenti salafiti avevano deciso di scioperare per il diritto delle studentesse di portare il niqab agli esami.
Il rapporto dei salafiti con i mass media non è certamente buono, in quanto, secondo loro, specialmente le tv private (canale Nessma, canale Alhiwar), non riportavano i fatti con precisione ed obiettività.
Ultimamente sono giunte informazioni di nuovi scontri presso la Manouba, come attacchi contro la polizia o a proprietà private, ma non vi sono prove che ad essere coinvolti siano stati realmente i militanti salafiti.
Notizie Geopolitiche prosegue la sua inchiesta nella ricerca della verità e nelle prossime puntate forniremo nuovi dettagli, con interviste e servizi dai luoghi interessati dai disordini.

