TMNews, 31 mar 12 –

I due mediatori in trattativa con il governo dello stato indiano dell’Orissa per il rilascio di Paolo Bosusco, rapito il 14 marzo scorso dai maoisti, hanno lanciato oggi un appello per la liberazione del cittadino italiano, al termine di un nuovo incontro con le autorità in cui sarebbe stato raggiunto un “accordo di massima”. “Invitiamo il Comitato organizzatore dello Stato di Orissa del Partito comunista indiano (CPI-maoista) a liberare l’italiano sulla base di considerazioni umanitarie”, hanno detto Bhagwat Dayal Sharma e Dandapani Mohanty, citati da Times of India. Dopo 10 giorni di colloqui, i due intermediari hanno annunciato oggi la fine dei colloqui, sottolineando la necessità del governo dell’Orissa di più tempo per valutare le richieste avanzate dai ribelli, perchè “le questioni sono complicate”, e dicendosi comunque pronti a tornare per nuove trattative. Stando a quanto riferito dal Times of India, gli intermediari del governo hanno avuto la scorsa notte un incontro di 90 minuti con Sharma e Mohanty, al termine del quale sarebbe stato raggiunto un “accordo di massima”. “Sebbene non sia chiaro cosa sia esattamente successo, si pensa che le due parti siano arrivate a una sorta di accordo di massima sul rispetto di alcune delle richieste avanzate dai ribelli, tra cui il rilascio di alcuni loro leader”, hanno dichiarato alcune fonti autorevoli al Times of India, precisando che durante l’incontro è stata discussa una lista di nomi di ribelli da rilasciare. Davanti alla stampa, i due mediatori maoisti hanno aggiunto di aver discusso anche dell’operazione militare ‘Green Hunt’, della vendita di alcolici, di turismo e dell’acquisto delle terre delle tribù locali. Hanno quindi sottolineato di “apprezzare lo sforzo dello Stato nel prendere in seria considerazione le questioni complesse che affliggono le zone tribali”. “E saremo felici – hanno aggiunto, citati dalla televisione indiana Ndtv – se il capitolo più importante riguardante la giustizia cominciasse con la cancellazione dei processi contro quanti lottano per i propri legittimi diritti di cittadini”.