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La base aerea indiana di Pathankot, situata nel Punjab al confine con il Pakistan e a circa 430 chilometri a nord di New Delhi, è stata attaccata da un gruppo di uomini armati, alcuni dei quali sono riusciti ad asserragliarsi in un edificio.

Il conflitto a fuoco che ne è seguito ha provocato la morte di due membri dell’Air Force indiana e di quattro assalitori, identificati dalle autorità militari come kamikaze appartenenti al gruppo qaedista Jaish-e-Mohammed, attivo nel Kashmir e fondato nel 2000 da Azhar Maulana Masud.

Durante l’attacco l’Aeronautica ha informato che gli elicotteri e ogni altro materiale sensibile “sono stati portati al sicuro” e che “l’intera area tecnica è stata circondata dalle forze di sicurezza”.

La ricostruzione degli inquirenti indica che i terroristi sono entrati in India con auto già il 30 dicembre provenienti dalla città di Bahawalpur, nel Punjab pachistano.

Il Pakistan, con il quale l’India sta tentando un riavvicinamento, ha condannato “l’incidente terroristico” nel quale “molte vite preziose sono andate perdute”. La nota ha continuato affermando che il “Pakistan rimane impegnato nella cooperazione con l’India ed altre nazioni regionali per sradicare la minaccia del terrorismo che affligge la regione”.

L’azione dei terroristi potrebbe aver avuto come scopo proprio quello di minare il dialogo fra ile due potenze nucleari. Una settimana fa il premier indiano Narendra Modi ha compiuto una visita a sorpresa in Pakistan, la prima in 11 anni.