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“Una notizia positiva”. Così il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, in partenza per una visita ufficiale in Etiopia, ha commentato la decisione della Corte Suprema indiana di prorogare di 3 mesi la permanenza del fuciliere Massimiliano Latorre in Italia.

A pronunciarsi è stata la sezione numero tre della Corte, presieduta dal giudice Anil R.Dave, incaricata di decidere dopo che la sezione presieduta dal giudice Handyala L. Dattu, con l’assistenza dei giudici Madan B. Lokur e Arjan K. Sikri, si era espressa in un primo momento con parere negativo al prolungamento della degenza del marò in Italia, salvo poi rinviare la decisione alla terza sezione proprio il giorno stabilito per il rientro di Latorre, di fatto concedendo la permanenza senza doversi pronunciare in merito.

La richiesta della Difesa alla Corte suprema è stata formulata per motivi umanitari in quanto Latorre è reduce dell’operazione del 5 gennaio al cuore per la chiusura del Pfo (forame ovale pervio) presso l’Irccs Policlinico di San Donato Milanese, dopo che il 1 settembre era stato colpito da un Tia (attacco ischemico transitorio) in India, dove si trova agli arresti domiciliari presso l’ambasciata italiana con il collega Salvatore Girone: i due sono in attesa del processo che li vede accusati di omicidio in quanto il 15 febbraio 2012 avrebbero, stando alle accuse, sparato dalla petroliera Enrica Lexie uccidendo due pescatori dell’imbarcazione St. Anthony, scambiati per pirati: si trattava del conduttore Valentine Gelastine e del pescatore Ajesh Binki, morti mentre gli altri nove membri dell’equipaggio dormivano.

La difesa ha presentato ai giudici una garanzia scritta firmato dall’ambasciatore d’Italia in India Daniele Mancini in cui c’è l’impegno a rispettare la nuova scadenza fissata oggi dalla Corte per il rientro di Latorre.

Gentiloni, che ha osservato quanto sia “positivo che queste ragioni umanitarie siano state riconosciute anche dal rappresentante del governo indiano”, ha ribadito che “Ora bisogna lavorare a una soluzione definitiva per entrambi i Marò”. Va detto che rimane poco percorribile la strada dell’arbitrato internazionale in quanto necessita della volontà delle due parti (Italia e India) di sottoporsi al giudizio di terzi; l’unica possibilità per riportare i due militari a casa loro è quella del dialogo fra i governi e le diplomazie. Nei giorni scorsi è sembrato aprirsi uno spiraglio tanto che il premier Matteo Renzi ha fatto sapere che c’è un’ipotesi di dialogo con il governo indiano per una soluzione “diplomatica condivisa”; una delle proposte ventilate prevede le scuse ufficiali da parte dei marò, il risarcimento delle famiglie delle vittime e la celebrazione di un processo in Italia.