di Guido Keller –
India e Bangladesh hanno reciprocamente spostato i loro confini a seguito di un accordo raggiunto a giugno dopo quattro anni di trattative ed entrato in vigore in queste ore sulla spartizione delle enclave contese, il quale ha così messo fine a mezzo secolo di dispute.
La cessione e l’assegnazione di porzioni di territorio ha preso il via e già vi sventolano le bandiere di uno o dell’altro stato, ma il processo sarà comunque graduale e si svolgerà nell’arco di un anno.
Sono oltre 160 le enclave spartite, cioè piccole parti di territorio che si trovano all’interno di vari stati indiani di Assam, West Bengala, Meghalaya, Tripurae e del Bangladesh, per un totale di 100 chilometri quadrati. L’origine delle enclave va ricercata nel XVIII secolo, all’epoca degli imperatori Moghul, ma sono sempre state motivo di attrito tra le due nazioni, e già nel 1974 si era raggiunta un’intesa, mai applicata.
A far scattare l’accordo, il Land Boundary Agreement, è stato il voto del parlamento indiano e la recente visita del premier indiano Narendra Modi a Dacca, dove ha incontrato la collega Sheikh Hasina: 111 enclave passano così al Bangladesh e 51 all’India; nelle enclave in questione vivono 50mila persone, fino ad oggi di fatto apolidi e costretti in piccoli spazi racchiusi dal filo spinato, senza elettricità e senza servizi essenziali quali la sanità e l’istruzione.

