Notizie Geopolitiche –
Dopo aver incontrato il ministro degli Esteri indiano Salman Khurshid, il collega dell’Interno, Sushil Kumar Shinde, sta valutando di escludere dal processo contro i due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone i capi di accusa che prevedono la pena di morte, nella fattispecie il reato di terrorismo.
Ad insistere su quella strada la Nia (National Investigation Agency), dipendente del ministero dell’Interno, la quale ha spinto in tutti i modi per far processare per di terrorismo marittimo, il cosiddetto “Sua Act”, i due marò, accusati di duplice omicidio per aver sparato i 15 febbraio 2012 a due pescatori indiani scambiati per pirati mentre erano di scorta alla petroliera Enrica Lexie,
In realtà il governo indiano si è già fato garante del fatto che i due militari italiani non incontrerebbero la pena di morte, ma l’ennesimo periodo elettorale sta facendo infiammare la stampa nazionalista indiana.
Anche l’inviato del governo italiano, Staffan de Mistura, ha ribadito che “La questione della pena di morte non si pone neppure” in quanto l’Italia ha ottenuto garanzie in tal senso dall’India; de Mistura ha anche osservato che “E’ grave tuttavia che la Nia non abbia ancora presentato il rapporto sulla conclusione delle indagini: in un anno non sono ancora riusciti a emettere un minimo capo d’accusa. Ovviamente non sono pronti e non hanno sufficienti argomenti; e questa è un’indicazione della debolezza dell’impostazione indiana”.
E proprio sul fatto che la Nia fino ad oggi non è stata in grado di produrre nulla di concreto lo stesso ministro Shinde ha fatto sapere il proprio imbarazzo.

