di Giuseppe Gagliano –

L’India ha aumentato fortemente le importazioni di petrolio dalla Russia per ridurre la propria esposizione alla crisi dello Stretto di Hormuz. Tra giugno e luglio gli acquisti di greggio russo hanno superato, secondo le rilevazioni disponibili, i 2,5 milioni di barili al giorno, arrivando a rappresentare circa la metà delle importazioni petrolifere indiane.

La scelta di Nuova Delhi risponde soprattutto a esigenze di sicurezza energetica. Gran parte del greggio proveniente dai produttori del Golfo deve attraversare Hormuz, mentre le forniture russe possono raggiungere le raffinerie indiane attraverso rotte che partono dal Baltico, dal Mar Nero e dal Pacifico, evitando lo stretto controllato dall’Iran.

La crisi ha modificato anche l’atteggiamento degli Stati Uniti. Washington aveva esercitato pressioni sull’India affinché riducesse gli acquisti di petrolio russo, con l’obiettivo di limitare le entrate energetiche di Mosca. Le tensioni nel Golfo e il rischio di un aumento dei prezzi internazionali hanno però reso necessario un atteggiamento più flessibile nei confronti delle importazioni indiane.

Per Mosca l’aumento della domanda rappresenta un importante vantaggio economico e strategico. La Russia consolida uno dei principali mercati asiatici per il proprio greggio e riduce gli effetti delle restrizioni occidentali sulle esportazioni energetiche.

L’India, che importa oltre il 90 per cento del petrolio consumato, punta invece a contenere gli effetti dell’aumento delle quotazioni sull’inflazione, sui trasporti, sull’industria e sull’agricoltura. Le raffinerie indiane possono inoltre trasformare il greggio russo in benzina, gasolio e carburante per l’aviazione destinati anche all’esportazione, trattenendo nel Paese una parte significativa del valore aggiunto.

L’aumento delle forniture russe non elimina tuttavia la vulnerabilità indiana nei confronti del Golfo. Da questa regione continuano ad arrivare petrolio, gas naturale liquefatto, fertilizzanti e prodotti petrolchimici. Il Qatar rimane inoltre un importante fornitore di gas e milioni di lavoratori indiani risiedono nei Paesi arabi.

La crisi pone quindi anche un problema di sicurezza marittima. In caso di ulteriore deterioramento della situazione, Nuova Delhi potrebbe rafforzare la sorveglianza delle rotte nel Mare Arabico e la cooperazione con Oman, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita per proteggere i traffici energetici.

Il rapporto con Mosca si estende intanto oltre il petrolio. Durante i contatti bilaterali, la Russia ha prospettato un aumento delle forniture di fertilizzanti all’India, settore fondamentale per la sicurezza alimentare del Paese. Energia e fertilizzanti diventano così due componenti della strategia indiana per limitare le conseguenze economiche della crisi regionale.

La crescita delle importazioni russe comporta però nuovi rischi. Una quota troppo elevata delle forniture proveniente da un unico Paese espone Nuova Delhi a possibili sanzioni secondarie, problemi nei pagamenti e nelle assicurazioni e alla crescente concorrenza della Cina per lo stesso greggio.

L’India non sembra quindi intenzionata a sostituire definitivamente la dipendenza dal Golfo con quella dalla Russia. La strategia resta quella dell’autonomia, mantenendo contemporaneamente rapporti con Mosca, Washington e le monarchie arabe. La crisi di Hormuz ha però dimostrato come, davanti alla necessità di garantire le forniture energetiche, gli equilibri diplomatici e le politiche sanzionatorie possano diventare rapidamente più flessibili.