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Man mano che la Corte del Tribunale internazionale del diritto del Mare di Amburgo, chiamata dall’Italia (con il consenso dell’India) all’arbitrato, analizza le carte sul caso dei marò, spuntano incongruenze se non manomissioni dei dati ad opera delle autorità indiane.

I due fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono accusati di omicidio in quanto il 15 febbraio 2012 avrebbero, stando alle accuse, sparato dalla petroliera Enrica Lexie uccidendo due pescatori dell’imbarcazione St. Anthony, scambiati per pirati: si trattava del conduttore Valentine Gelastine e del pescatore Ajesh Binki, morti mentre gli altri nove membri dell’equipaggio dormivano.

Tuttavia i periti e gli inquirenti dell’Itlos (Tribunale di Amburgo) avrebbero individuato sulle carte uno spostamento anomalo dell’Enrica Lexie, poiché sulla base delle rotte e delle velocità reali del cargo e del peschereccio (rispettivamente 14 e 8 nodi) i due mezzi sarebbero passati a 920 metri di distanza l’uno dall’altro e non a circa 50 come viene indicato nell’allegato 48 prodotto dalla Guardia costiera indiana. A quella distanza difficilmente i due militari italiani avrebbero potuto colpire i due pescatori.

Anche l’allegato numero 1 riporta un’inesattezza: nel 2012 veniva indicato che la nave italiana seguiva una direzione di navigazione di 340 gradi, mentre la rotta presentata oggi è di 350. La variazione di gradi, anche rispetto alla rotta della nave, dimostra incongruenze sulla traiettoria dei proiettili, che non sarebbero dall’alto verso il basso, come era stato scritto dai periti indiani nel 2012, bensì sarebbero orizzontali, plausibili quindi con proiettili partiti da un arma posta allo stesso livello del St. Anthony.