di Giuseppe Gagliano –

Cina e Indonesia hanno concordato lo sviluppo sul territorio indonesiano di uno stabilimento congiunto per la produzione di munizioni, missili e razzi, con un possibile trasferimento di tecnologia e l’avvio delle attività previsto nel 2027. Il progetto rappresenta un importante passo nella cooperazione militare tra Pechino e Giacarta, ma diversi elementi dell’accordo devono ancora essere definiti.

Non sono infatti ancora noti il luogo dell’impianto, l’entità degli investimenti, la struttura proprietaria, la capacità produttiva e soprattutto quali sistemi verranno realizzati. Rimane inoltre da chiarire quale sarà il livello effettivo del trasferimento tecnologico dalla Cina all’industria indonesiana.

La distinzione è importante perché l’assemblaggio locale di componenti prodotti in Cina non garantirebbe all’Indonesia una capacità missilistica autonoma. Per raggiungere questo obiettivo Giacarta dovrebbe acquisire competenze nella produzione di motori, propellenti, sistemi di guida, sensori, testate e componenti elettroniche, oltre alla capacità di effettuare autonomamente manutenzione e modifiche.

L’accordo rientra nella strategia indonesiana di diversificazione dei fornitori militari. Giacarta non sembra intenzionata a scegliere la Cina in alternativa agli Stati Uniti, ma punta a utilizzare la competizione tra le principali potenze per sviluppare la propria industria nazionale della difesa.

Per un Paese formato da oltre 17mila isole, la capacità di produrre internamente missili antinave, razzi e munizioni assume particolare importanza. L’Indonesia deve infatti proteggere rotte marittime, stretti strategici, porti, risorse energetiche e una zona economica esclusiva distribuita su un territorio vastissimo.

Sistemi missilistici costieri e piattaforme mobili distribuite sulle diverse isole potrebbero rafforzare la capacità di impedire a eventuali forze ostili di operare liberamente nelle acque dell’arcipelago. Una capacità che potrebbe essere utilizzata anche nell’area delle isole Natuna, dove Giacarta e Pechino mantengono divergenze sulle rispettive rivendicazioni marittime.

La cooperazione militare con la Cina convive infatti con rapporti molto più consolidati tra le Forze armate indonesiane e quelle statunitensi. Secondo l’International Institute for Strategic Studies, tra il 2003 e il 2022 l’Indonesia ha partecipato a circa 110 esercitazioni con gli Stati Uniti, contro quattro con la Cina.

Il divario riflette la profondità delle relazioni costruite nel tempo attraverso addestramento, formazione degli ufficiali, procedure operative e cooperazione logistica. La grande esercitazione multinazionale iniziata il 31 agosto, alla quale partecipano oltre 4.700 militari di quindici Paesi, conferma la continuità dei rapporti tra Washington e Giacarta.

Gli Stati Uniti mantengono quindi un vantaggio nella cooperazione tra gli apparati militari, mentre la Cina cerca di aumentare la propria influenza attraverso industria, tecnologia e investimenti.

La dimensione economica è altrettanto importante. Nel 2025 gli scambi tra Cina e Indonesia hanno raggiunto circa 167 miliardi di dollari e le imprese cinesi hanno assunto un ruolo rilevante in settori come la lavorazione del nichel, le infrastrutture, l’energia e le comunicazioni.

Anche i dati dell’indagine 2026 dell’ISEAS Yusof Ishak Institute mostrano la crescente influenza cinese tra gli osservatori indonesiani delle questioni regionali. Il dato secondo cui l’80,1 per cento sceglierebbe la Cina in un’ipotetica competizione tra le grandi potenze deve tuttavia essere interpretato con cautela, perché deriva dalle risposte di 236 partecipanti indonesiani e non da un sondaggio rappresentativo dell’intera popolazione.

Giacarta continua comunque a diversificare le proprie relazioni industriali e militari coinvolgendo, oltre a Cina e Stati Uniti, Francia, Turchia, Corea del Sud e India. Anche la scelta di sistemi come il missile BrahMos conferma la volontà di evitare una dipendenza esclusiva da un singolo fornitore.

Per Pechino, la futura produzione congiunta rappresenterebbe un importante ingresso nell’industria militare della maggiore economia del Sud est asiatico e potrebbe creare rapporti di lungo periodo tra imprese, tecnici e apparati militari dei due Paesi.

L’accordo non trasforma tuttavia l’Indonesia in un alleato cinese. Giacarta continuerà a cooperare militarmente con Washington e con altri partner e, contemporaneamente, a difendere i propri interessi marittimi anche quando entrano in contrasto con quelli di Pechino.

Il risultato strategico dipenderà quindi dal contenuto del trasferimento tecnologico. Se l’Indonesia acquisirà competenze sulla produzione e sull’integrazione delle componenti fondamentali, il progetto rappresenterà un passo verso una maggiore autonomia militare. Se invece lo stabilimento sarà principalmente destinato ad assemblare componenti cinesi, Giacarta avrà semplicemente sostituito una parte delle importazioni con una nuova forma di dipendenza industriale.