di Marco Dell’Aguzzo –
Andrew Chan e Myuran Sukumaran, australiani; Raheem Agbaje Salami, Silvester Obiekwe Nwolise, Martin Anderson e Okwuduli Oyatanze, nigeriani; Rodrigo Gularte, brasiliano; Zainal Abidin, indonesiano: questi i nomi e le nazionalità degli otto detenuti che sono stati fucilati nell’isola di Nusa Kambangan (Indonesia) nelle prime ore del mattino. Tutti quanti sono stati arrestati nel corso degli ultimi quindici anni per reati connessi alla droga: chi per contrabbando, chi per possesso.
L’esecuzione di una nona detenuta, Mary Jane Fiesta Veloso, filippina e con due figli, condannata a morte dopo essere stata arrestata per traffico di stupefacenti nell’aprile 2010 (aveva circa 2 kg di eroina nella valigia), è stata rimandata all’ultimo minuto. Stando a quanto comunicato dal portavoce del procuratore generale indonesiano, la donna è stata chiamata a testimoniare nel suo paese natale contro una presunta trafficante di esseri umani, accusata di aver introdotto Mary Jane nel mondo del narcotraffico.
La morte dei due cittadini australiani porterà con molta probabilità ad un peggioramento delle relazioni diplomatiche tra Australia e Indonesia. Il primo ministro Tony Abbott ha parlato delle fucilazioni come di “crudeli ed inutili. Crudeli perché sia Andrew Chan che Myuran Sukumaran hanno trascorso qualche decennio in prigione prima di venire giustiziati, e inutili perché entrambi questi giovani australiani sono stati completamente riabilitati mentre erano detenuti”, e ha già annunciato il ritiro dell’ambasciatore australiano a Giacarta, Paul Grigson.

