di C. Alessandro Mauceri –

Il 92 per cento della popolazione mondiale vive in centri urbani dove sono presenti inquinanti atmosferici che superano i livelli limite. Situazione leggermente migliore (ma non tanto) per chi vive fuori dalle città. Sono i risultati di una ricerca pubblicata nei giorni scorsi dall’OMS l’Organizzazione mondiale per la sanità basata anche sulle rilevazioni effettuate dai satelliti e pubblicata ieri.

La notizia arriva alla vigilia del summit di Marrakech (COP22): se è vero che il limite minimo dei paesi che hanno sottoscritto l’accordo è stato raggiunto (il 55%), non è ancora stata superata la soglia dei paesi responsabili delle emissioni (e questo nonostante l’adesione di Cina e USA nei giorni scorsi anche se con notevole ritardo sulla tabella di marcia).

I tecnici dell’OMS hanno effettuato rilevamenti in 3.000 siti in tutto il pianeta e i valori che si sono trovati di fronte sono praticamente doppi rispetto all’ultima valutazione. Ad essere stati analizzati sono i valori di particolato ma anche di solfati, nitrati, ammoniaca, cloruro di sodio e polveri. “Nel 2012, una persona su nove è morta a causa dell’inquinamento dell’aria”. Il numero di decessi attribuibili sia l’inquinamento dell’aria interna ed esterna è pari a circa 6,5 milioni. Il 94% dei decessi, secondo i ricercatori dell’OMS, è dovuto a malattie non trasmissibili: malattie cardiovascolari, ictus, broncopneumopatia cronica ostruttiva e cancro ai polmoni.

E a pagare questo prezzo troppo caro sono soprattutto le categorie più deboli: “L’inquinamento atmosferico continua ad avere un costo sulla salute delle popolazioni più vulnerabili – donne, bambini e gli anziani” ha detto in un comunicato stampa la dott.ssa Flavia Bustreo, assistente direttore generale presso l’OMS. “Perchè le persone godano di una buona salute, devono respirare aria pulita dal loro primo respiro fino all’ultimo”.

Ad essere colpite sono soprattutto paesi a reddito medio-basso, dove sono avvenute circa il 90% di queste morti; i due terzi nel sud est asiatico e nel Pacifico occidentale. Ad aver pagato il prezzo più alto per lo “sviluppo” è stata la Cina, dove il numero di morti attribuibili alla qualità dell’aria nel 2012, è stato di 1.032.833. Al secondo posto l’India (con 621.138 morti) e poi la Russia (con 140.851). Circa 211.000 decessi si sono verificati in Africa sub-sahariana e 194mila nella regione del Mediterraneo orientale.

Ma il numero di morti è elevato anche in altri paesi, quelli più sviluppati, dove in teoria avrebbe dovuto essere maggiore l’attenzione per la salute dei cittadini: in Europa i morti causati dall’aria inquinata sono stati 190.000 e 93.000 nelle Americhe (38.043 solo negli Stati Uniti).

Per i ricercatori non esistono dubbi sulle cause di queste morti: sono i “modi inefficienti di trasporto, nel consumo di combustibili fossili per uso domestico e nella combustione dei rifiuti, nelle centrali elettriche a carbone e nelle attività industriali”. Pochi gli effetti di cambiamenti ambientali dovuti a fonti non riconducibili all’uomo.

I dati contenuti in questa ricerca sono importanti in quanto si scontrano pesantemente con tutte le scelte a medio lungo periodo adottate dalla maggior parte dei paesi responsabili dell’inquinamento. In Cina, nonostante la decisione di ratificare l’accordo COP21, sono in fase di costruzione o attualmente in uso un numero impressionate di centrali elettriche a carbone. In India (che invece ha ancora ratificato l’accordo di Parigi) il controllo delle emissioni dei gas di scarico è una chimera. Negli USA e in Canada, poi, in barba alle buone parole e alle promesse, è diffusissimo l’uso di gas di scisto e di tecniche estrattive di petrolio altamente inquinanti (come il fracking).

Anche la “verde” Europa, in barba alle promesse, è ben lontana dall’aver dimostrato con i fatti di avere a cuore la salute dei propri cittadini: è stata recentemente approvata la costruzione di decine e decine di nuove centrali a carbone (anche in Italia: in Sardegna). Altra causa di inquinamento (e di morti) il modo di trattare i rifiuti: al meridione troppo spesso la gran parte dei rifiuti finisce in discariche vecchie e spesso sature. E l’idea del premier Renzi di utilizzare gli inceneritori per risolvere il problema dei rifiuti cozza fortemente con i dati dell’OMS, che considera questo sistema una delle cause di morte.

Duro il commento di Maria Neria, direttore della salute pubblica dell’OMS e del Dipartimento ambiente: “Ora abbiamo i dati di quanti cittadini sono muoiono di inquinamento atmosferico. Ora non ci sono scuse per non agire”. A sostegno di queste parole i dati della ricerca: in Italia i morti per queste cause sono circa 21mila (6.400 per cancro ai polmoni, 5.800 per ictus, 8.300 per malattie cardiovascolari). E la zona maggiormente inquinata, secondo gli esperti dell’OMS, è proprio quella maggiormente industrializzata, che va dalla Lombardia alla pianura Padana.

A leggere questi dati e a vedere il numero di morti causati dall’inquinamento viene da riflettere su uno di quelli che all’inizio del 2000 erano stati inseriti tra i Millenium Goals, gli Obiettivi per il millennio: la “riduzione sostanziale”, entro il 2030 dei morti e delle malattie causate dall’inquinamento dell’aria. Un obiettivo che, come molti altri, sembra ben lontano dall’essere stato raggiunto.