di C.Alessandro Mauceri –
Il vicegovernatore della Banca centrale iraniana, Gholamali Kamyab ha reso nota la decisione dell’Iran di non utilizzare più il dollaro come moneta di riferimento per gli scambi commerciali internazionali. “Negli scambi con gli altri Paesi, l’Iran ora usa altre monete, inclusi lo yuan cinese, l’euro, il rublo, il won sudcoreano e la lira turca”.
L’Iran è solo l’ultimo di un numero sempre maggiore di Paesi che ha deciso di rinunciare alla moneta statunitense come riferimento per gli scambi.
Da molti mesi la banca russa VTB ha deciso di effettuare i pagamenti internazionali in yuan cinesi. La giustificazione ufficiale è che effettuare i pagamenti in valuta cinese accelera gli scambi commerciali tra i due Paesi. In realtà, come hanno fatto notare diversi economisti, i benefici economici di una simile decisione sono limitati. Inoltre, l’utilizzo dello yuan negli scambi transfrontalieri tra Cina e Russia non è una novità dato che si usa questa valuta già da anni. La novità è che i due governi hanno deciso di utilizzare questa moneta per tutti gli scambi commerciali effettuati. Una decisione che è stata presa anche da molti altri Paesi. Primi fra tutti altri BRICS (ovvero Brasile e Sud Africa).
Ma anche altri Paesi hanno deciso di staccarsi dal dollaro come moneta per gli scambi internazionali. L’Uruguay, ad esempio, ha siglato un accordo in tal senso con il Brasile per i reciproci scambi commerciali. Per anni le transazioni tra i due Paesi si sono svolte in dollari. Recentemente, però, Alberto Graña, presidente della Banca dell’Uruguay e Alexandre Tombini, presidente della Banca centrale del Brasile, durante la 28esima riunione di Presidenti delle Banche centrali dell’America del Sud, tenuta a Lima, in Perù, hanno comunicato la volontà dei rispettivi governi di cambiare.
Anche il Giappone ha dichiarato di voler rinunciare al dollaro nei pagamenti bilaterali con la Cina.
Tutti gli scambi commerciali tra i due Paesi, d’ora in poi, verranno pagati in yuan. Anzi i governi di Tokyo e di Pechino sono andati oltre. Il cambiamento non riguarderà solo gli scambi commerciali, ma anche il rapporto tra le valute dei due paesi. Fino ad ora il cambio tra le monete dei due paesi era “incrociato” attraverso il dollaro. D’ora in poi, invece, il cambio sarà diretto: in base agli accordi sottoscritti, il rapporto tra yuan cinese e yen giapponese si farà nei mercati valutari di Tokyo e di Shanghai. Con notevoli vantaggi finanziari per i due paesi (sarà possibile evitare perdite dovute alla fluttuazione del dollaro).
Secondo molti analisti è stata già intrapresa la strada verso un sistema di scambi in cui la moneta cinese rimpiazzerà il dollaro negli scambi internazionali. Una prospettiva che già oggi sta avendo ripercussioni pesanti anche su altre economie. Negli ultimi mesi il cambio euro-dollaro è sceso al minimo degli ultimi nove anni (livelli del 2005). Cosa che ha avuto conseguenze pesanti sugli scambi internazionali per molti Paesi dell’Unione Europea. E anche la decisione della Svizzera di staccarsi dall’Euro non è certo un segnale positivo (una forma di garanzia per evitare che, un eventuale tracollo dell’Euro, possa avere ripercussioni sul Franco svizzero).
Quella che stanno attraversando le monete non è un’evoluzione fisiologica, naturale: è una vera e propria guerra condotta a colpi di scambi e rivalutazioni o svalutazioni di materie prime. Non è un caso se, appena ricevuta la notizia della morte di re Abdullah, Obama ha sospeso il proprio viaggio in India per recarsi in Arabia Saudita. Per partecipare alle esequie, questa la nota ufficiale, ma anche per ricevere dal nuovo sovrano, il fratello del defunto Abdullah, la conferma che gli accordi commerciali sottoscritti con il suo predecessore verranno rispettati. “Dopo la morte del principe – ha detto il capo economista dell’Aie, Fatih Birol durante i lavori del World Economic Forum a Davos – non ci attendiamo alcun cambiamento significativo della politica petrolifera saudita e spero che il Paese continuerà a essere un punto di stabilità sui mercati del greggio, soprattutto in questi giorni difficili”.
Un’altra conferma della situazione di instabilità dei rapporti tra le valute internazioni, viene dal mercato dell’oro e delle riserve auree dove si stanno registrando grandi cambiamenti. Da diverso tempo il governo di Pechino sta facendo incetta di oro sui mercati internazionali. La stessa cosa sta facendo la Russia: secondo i dati rilasciati dalla Banca Centrale Russa, a novembre il governo di Mosca ha acquistato altre 600.000 once di oro, (più di 17 tonnellate), portando le riserve complessive a 1.182 tonnellate. Un aumento consistente dato che al prezzo attuale (intorno a 1.197 dollari l’oncia) il valore dell’investimento si aggira intorno ai 45,7 miliardi di dollari, quasi il 10% del valore totale delle riserve della Russia.
Rublo e yuan non sono ancora “valute di riserva”. Nonostante il numero sempre maggiore di scambi e di accordi internazionali, l’uso di queste monete per la cooperazione bilaterale è ancora limitato. Ma il fatto che sempre più Paesi, sotto la spinta della Cina e della Russia, hanno mostrato di non voler più dipendere dal dollaro è il segno che sta nascendo un nuovo sistema di scambio monetario tra le banche centrali. Un sistema completamente senza dollari.

