di Guido Keller

La conferenza di Vienna del 17 marzo sulla Libia ha sostanzialmente accolto le richieste del premier designato del governo di unità nazionale Fayez al-Sarraj di eliminare l’embargo sulle armi, ma ha anche congelato l’ipotesi di un intervento diretto per la complessità del tessuto sociale libico, spaccato in una miriade di tribù, con ancora in piedi a Tobruk un parlamento e un governo e il generale Khalifa Haftar che procede in modo autonomo contro l’Isis a Sirte, forte dei mezzi e delle armi ottenute attraverso l’asse egiziano-emiratino.

al-Serraj è uscito dalla condensa come c’era entrato, quando aveva affermato che “Non chiediamo un intervento straniero in Libia, ma chiediamo assistenza con addestramento e la rimozione dell’embargo delle armi al nostro governo: la comunità internazionale ha responsabilità verso la Libia, e quando si tratta di sconfiggere lo Stato Islamico ricordo ai nostri amici che questo sarà raggiunto dagli sforzi libici e senza intervento militare straniero”.

Tuttavia sul Washington Post il capo degli stati maggiori congiunti della Difesa Usa Joseph. F. Dunford ha fatto capire che le cose non stanno esattamente come sono uscite dalla conferenza di Vienna, alla quale era presente il segretario di Stato Usa John Kerry, poiché “In Libia ci sarà una missione a lungo termine” a guida italiana, e la cosa avverrà su richiesta dello stesso premier libico.

Dunford ha spiegato che il premier italiano Matteo Renzi ha frenato su un eventuale intervento in quanto viene privilegiata la linea politica, cosa ribadita dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, il quale ha detto al termine del vertice che “Cercheremo di rafforzare l’accordo politico, per combattere contro l’Isis, incluso il generale Haftar, ma è necessario che vi sia il riconoscimento pieno del governo di unità nazionale”.

Per Dunford, che ieri si è confrontato con il generale Claudio Graziano, “Il governo italiano è ancora disposto alla missione” anche se “ha posto condizioni. Se tali condizioni saranno accolte, gli italiani mi hanno indicato di essere ancora disponibili”.

Le condizioni poste dall’Italia sarebbero la copertura dell’Onu e l’esatta definizione degli obiettivi e di chi dovrà essere addestrato.