Ansa, 24 feb 13 –

Ripartono dopodomani dal Kazakhstan i negoziati itineranti fra Iran e potenze mondiali del 5+1 sul programma nucleare iraniano sospettato di avere, nonostante le smentite di Teheran, anche una ”dimensione militare” segreta: e vista dalla capitale iraniana, la tappa negoziale di Almaty si presenta ancora una volta interlocutoria come le tre precedenti di Istanbul, Baghdad e Mosca svoltesi la primavera scorsa. La trattativa si svolge sullo sfondo di una chiara minaccia israeliana di intervento militare per fermare l’atomo iraniano che lo Stato ebraico considera una potenziale minaccia esistenziale. Anche gli Stati Uniti, pur con un’amministrazione Obama-bis molto poco bellicosa, avvertono che i negoziati non possono essere trascinati all’infinito. Vagliando le dichiarazioni ufficiali iraniane delle ultime settimane, emerge che le cinque nazioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu (Usa, Gran Bretagna, Francia, Russia, Cina) piu’ la Germania chiedono all’Iran uno ”shut and stop”: chiudere (shut) l’impianto sotterraneo di arricchimento di uranio di Fordo e mettere uno ”stop” a questa attivita’ che viene svolta anche nel sito di Natanz perche’ produce materiale radioattivo a concentrazioni del 5% e del 20% che, se ulteriormente elaborato, potrebbe fornire esplosivo per testate nucleari. Teheran, giurando sull’islam di non volersi dotare dell’atomica, replica che l’uranio serve solo per alimentare le centrali atomiche esistenti (una, Bushehr) e previste (una ventina) oltreche’ un reattore di ricerca medica nella capitale. E per questo reclama i propri inalienabili ”diritti” all’energia atomica e, ad esempio in una mozione parlamentare approvata proprio oggi, dichiara che il proprio programma nucleare e’ come un ”treno che, muovendosi sui binari di scopi pacifici, non si fermera’ mai”. La richiesta del riconoscimento dei diritti nucleari era gia’ contenuta nel pacchetto presentato dall’Iran alla tappa di moscovita di giugno, punto da quale si riparte in quanto – come ha sottolineato questa settimana il ministero degli Esteri – Teheran non considera ufficiali le proposte negoziali circolate in queste settimane e preannunciate senza dettagli da Londra parlando di ”una nuova offerta credibile”. Come ha lasciato intendere ancora una volta oggi l’agenzia semi-ufficiale Fars, oltre al riconoscimento del diritto al nucleare l’Iran chiede un alleggerimento delle sanzioni internazionali petrolifere e soprattutto bancarie che stanno affliggendo la sua economia. Accanto ad un disponibilita’ ad ascoltare nuove proposte occidentali qualora abbiano un approccio diverso a quelle del passato, Teheran ha messo sul tavolo due fatti compiuti: uno di natura giudicata conciliante da molti analisti (la conversione di parte del suo uranio arricchito al 20% in combustibile per il reattore di ricerca di Teheran) ma anche un altro considerato ”una provocazione” dagli Usa (l’installazione di 180 centrifughe di ultima generazione nell’impianto di Natanz).