di Enrico Oliari –
L’Iran sostiene di aver abbattuto, in occasione delle esercitazioni militari dei pasdaran, l’ennesimo drone che sorvolava il territorio della Repubblica degli ayatollah. A riferirlo è l’agenzia ufficiale Fars, la quale non ha fornito dettagli circa l’appartenenza del velivolo senza pilota, ma è lunga la lista delle armi dello stesso genere che da ormai diverso tempo vengono inviate sopra i paesi del Medio Oriente allo scopo di reperire dati o di colpire obiettivi, tanto che solo pochi giorni fa il senatore repubblicano Lindsey Graham ha fatto sapere che, grazie ai droni, “abbiamo ucciso 4.700 persone. A volte capita di uccidere degli innocenti e io questo non lo sopporto. Ma siamo in guerra e in questo modo siamo riusciti a eliminare dei membri di alto livello di al-Qaeda”.
Il Pakistan, ed in particolare la regione del Waziristan, sembrerebbe essere il paese più colpito dai droni americani, tanto che l’ottobre scorso il ministro dell’Interno di Islamabad, Rehman Malik, aveva dichiarato che “solo il 20%” delle persone uccise nei raid sarebbero militanti filotalebani e terroristi e che nei 336 raid portati a termine fino ad allora, le vittime erano già 2.300.
I droni al momento vengono impiegati, dagli Stati Uniti (ma non solo) in diverse aree di crisi, in particolare nello Yemen, in Mali, in Somalia, in Afghanistan e, appunto, in Pakistan. Altrove, come nel caso dell’Iran, i velivoli senza pilota vengono utilizzati per attività di spionaggio: nel dicembre 2011 gli iraniani erano riusciti, probabilmente grazie alla complicità degli specialisti russi ed alla loro tecnologia, a portare a terra un Sentinel Lockheed Martin RQ 170 stealth, uno dei droni più moderni dell’aviazione militare americana, nei pressi di Kashmar, a circa 225 km dal confine con l’Afghanistan, per poi mostrarlo come un trofeo in televisione e quindi decriptarne il codice. Le autorità iraniane hanno poi informato di aver abbattuto lo scorso dicembre un altro drone, un Predator, che sorvolava le acque del Golfo, anche se gli Usa hanno continuato ad affermare che il velivolo si trovava in acque internazionali e non di Teheran.
Il 2 gennaio l’ammiraglio Amir Rastegari ha dichiarato alla televisione di Stato e all’agenzia di stampa Fars che “l’esercito iraniano ha abbattuto due droni di tipo RQ-11, il primo durante il mese di Shahrivar (23 agosto-22 settembre) e il secondo durante il mese di Aban (22 ottobre-20 novembre 2012)”: da Washington è arrivata la smentita dei fatti, ma il portavoce dei Guardiani della Rivoluzione (Pasdaran), Ramezan Sharif, ha risposto che gli Stati Uniti “farebbero meglio a ricontare i propri ‘droni”.
Aerei senza pilota sono stati forniti dagli Stati Uniti all’Iraq, per sorvegliare la situazione interna ed i movimenti attorno ai pozzi petroliferi, e al Kenya per combattere gli al-Shabaab somali. In Mali sono stati impiegati dalla Francia (uno era stato abbattuto dai tuareg del Mnla prima del loro cambio di bandiera), mentre da Sigonella partono i droni che sorvolano la Libia; droni statunitensi ed israeliani monitorano l’evolversi della guerra civile siriana.
Curioso (ma non troppo) il caso del drone questa volta iraniano lanciato nell’ottobre scorso dagli hezbollah libanesi sopra Israele, un Ayub disarmato fabbricato nella repubblica islamica, il quale ha effettuato diverse riprese di siti israeliani top-secret ed in particolare l’area dell’impianto nucleare di Dimona, prima di essere abbattuto dal sistema di sicurezza di Tel Aviv.

