di Enrico Oliari –
Sono ripresi a Ginevra i colloqui sul nucleare iraniano, che vedono coinvolti, oltre che i rappresentanti della Repubblica islamica, il gruppo del “5+1”, cioè gli inviati di Usa, Cina, Francia, Russia, GB + Germania.
A guidare la delegazione iraniana è il ministro degli Esteri Mohamad Javad Zarif, che nella città elvetica incontrerà il collega olandese Bert Koenders e si intratterrà a parte anche con quello russo Sergei Lavrov e, in tempi diversi, con quello Usa John Kerry. Zarif è coadiuvato dal responsabile dell’Agenzia atomica iraniana, Ali Akbar Salehi.
Dopo anni le trattative sembrano essere a buon punto, anche perché il termine ultimo del 31 marzo è improcrastinabile: superata l’annosa questione dei livelli consentiti di arricchimento dell’uranio a scopi civili, come pure quella sui siti e sugli impianti di lavorazione del materiale radioattivo, l’attenzione è ora posta sulle sanzioni, che Teheran vorrebbe veder terminare con l’entrata in vigore dell’accordo, mentre gli Usa sono per una riduzione graduale.
I colloqui nei prossimi giorni si sposteranno a Montreau e vi parteciperanno anche i viceministri degli esteri iraniani Abbas Araqchi e Majid Takht Ravanchi, la statunitense Wendy Sherman e la vice-Pesc Helga Schmid.
Contestualmente all’incontro di oggi ha preso il via a Vienna la seduta dei governatori dell’Aiea, l’Agenzia Onu per l’energia atomica.
A guastare la festa potrebbe essere tuttavia il premier israeliano Benjamin Netanyahu, il quale è intervenuto all’Aipac (American Israel Public Affairs Committee, la principale lobby ebraica) di Washington affermando, rivolgendosi alla platea, che “Siete qui per testimoniare che la versione secondo cui i rapporti tra Stati Uniti e Israele sono finiti non solo è prematura, ma è sbagliata. Anzi, l’alleanza con gli Usa non è mai stata così forte e si rafforzerà nel futuro. “Sono più che amici, sono una famiglia: i disaccordi all’interno di una famiglia sono sempre spiacevoli ma dobbiamo ricordare che siamo una famiglia”.
In materia di nucleare iraniano Netanyahu ha detto che “L’Iran è prima di tutto uno Stato che appoggia il terrorismo nel mondo. Se svilupperà armi nucleari raggiungerà i suoi obiettivi. Non consentiamo che ciò accada”, per cui “L’obiettivo è di alzare la voce contro un accordo sul nucleare con l’Iran, che minaccia la sicurezza di Israele”. “Ho un obbligo morale di alzare la voce – ha aggiunto – poiché Israele deve difendere se stesso contro le minacce”.
Ha quindi continuato affermando che “Sono qui per avvertire su queste minacce per annichilirci mentre ancora c’è ancora tempo per evitarle”: “l’Iran sostiene il terrorismo. Figuriamoci cosa farebbe se avesse armi atomiche. Israele e Stati Uniti sono d’accordo che l’Iran non deve avere armi nucleari. Ma siamo in disaccordo su come fermare lo sviluppo del nucleare di Teheran”.
Le tensioni fra Usa ed Israele alle quali Netanyahu ha accennato riguardano proprio la visita negli Usa e soprattutto l’intervento atteso per domani al Congresso su invito del presidente della Camera dei Rappresentanti, il repubblicano John Boehner: “Bibì” ha già fatto sapere che terrà un duro discorso contro l’Iran e di contrarietà all’accordo sul nucleare, ma va detto che il suo intervento suona già ora come uno spot pubblicitario in vista delle elezioni del 17 marzo che si terranno in Israele, dopo che il governo è caduto in seguito al rifiuto delle “colombe”, cioè del ministro delle Finanze Yair Lapid e della responsabile della Giustizia Tzipi Livni, di firmare la proposta di legge governativa sulla proclamazione di Israele quale “Stato ebraico”.
L’arrivo di Netanyahu in un momento sì tanto delicato ha fatto infuriare il presidente Usa Barak Obama e il Segretario di Stato John Kerry, che già hanno fatto sapere di non volerlo incontrare. “La pazienza del segretario di Stato non è infinita”, ha fatto sapere in gennaio una fonte della segreteria, secondo la quale le relazioni fra i due paesi “sono salde”, ma “i giochetti politici con questo rapporto possono minare l’entusiasmo di Kerry come difensore d’Israele”.
Oggi Netanyahu ha affermato di essere “grato a Obama e non aver voluto non rispettarlo: ho apprezzato profondamente le azioni di Obama”. “Il mio discorso al Congresso – ha aggiunto – non vuole entrare nella politica interna americana”.
La senatrice democratica Dianne Feinstein, che è ebrea, ha dichiarato alla Cnn che Netanyahu “non parla a nome mio”, anche perché “penso che la comunità ebraica sia come tutte le altre. Al suo interno vi sono diversi punti di vista. Penso che questa arroganza non faccia bene a Israele”.

