di Giuseppe Gagliano –

La guerra tra Iran e suoi avversari si sposta sempre più sul terreno politico e giuridico internazionale. La risoluzione adottata il 25 marzo dal Consiglio per i Diritti Umani dell’Onu segna un passaggio chiave: non cambia gli equilibri militari, ma ridefinisce responsabilità e legittimità, riconoscendo formalmente il principio che Teheran debba rispondere dei danni causati nella regione. Il testo, approvato per consenso, condanna gli attacchi contro civili e infrastrutture nei Paesi del Golfo e apre alla richiesta di risarcimenti.

Il dato più rilevante è l’emergere di un nuovo protagonismo politico delle monarchie del Golfo. Bahrain, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, insieme alla Giordania, non intendono più restare spettatori della crisi tra Stati Uniti, Israele e Iran. Con l’iniziativa a Ginevra chiedono di pesare nei negoziati futuri e ottenere garanzie dirette per la propria sicurezza, denunciando anche le pressioni iraniane sullo Stretto di Hormuz e le conseguenze economiche e umanitarie degli attacchi agli impianti energetici.

La questione energetica è centrale. Il riferimento allo Stretto di Hormuz e alle infrastrutture strategiche evidenzia come il conflitto abbia ormai superato la dimensione militare, toccando la stabilità dei mercati globali. Colpire aeroporti, centrali elettriche e piattaforme energetiche significa incidere non solo sulla sicurezza regionale, ma sull’intero sistema economico internazionale, con effetti su prezzi, forniture e equilibri geopolitici.

La risoluzione non è vincolante e non comporta sanzioni immediate, ma ha un forte peso politico. Definisce una cornice giuridica che potrebbe orientare future pressioni diplomatiche e rafforzare l’isolamento dell’Iran. Allo stesso tempo emergono divisioni: alcuni Paesi criticano l’assenza di riferimenti al ruolo di Stati Uniti e Israele, mentre l’Oman sottolinea l’illegalità anche delle operazioni militari contro Teheran.

L’Iran respinge le accuse e rilancia la propria narrativa, sostenendo che i Paesi del Golfo abbiano facilitato operazioni ostili attraverso basi e supporto logistico. Teheran si presenta come Stato sotto attacco e accusa gli alleati occidentali di trascinare la regione in un confronto pericoloso, tentando di incrinare i rapporti tra le monarchie del Golfo e Washington.

Sul piano della legittimità internazionale, il confronto resta aperto. Il Consiglio Onu discuterà infatti anche un altro caso controverso, l’attacco contro una scuola femminile a Minab con decine di vittime civili, riportando al centro i costi umani della guerra. Ne emerge un quadro in cui nessun attore riesce a mantenere a lungo il vantaggio morale.

La seduta di Ginevra rappresenta dunque molto più di un passaggio simbolico. Segna l’apertura di un nuovo fronte, quello della costruzione della verità politica e giuridica del conflitto. I Paesi del Golfo cercano di affermarsi come soggetti autonomi, l’Iran tenta di delegittimarli e l’Onu diventa il campo in cui si misura la capacità di imporre una propria versione dei fatti. In gioco non c’è solo la guerra, ma il modo in cui verrà raccontata e giudicata.