di Guido Keller

Nel 25mo giorno di guerra continuano aspri gli scontri nel quadro del conflitto che vede coinvolti Usa e Israele contro l’Iran, e per effetto i paesi del Golfo. La diplomazia per fermare la guerra, che si sta rivelando catastrofica per l’approvvigionamento energetico globale, è al lavoro, per quanto permangano dichiarazioni contrastanti fra le parti, con il presidente Usa Donald Trump che parla di squadre di lavoro e di colloqui in corso, e Teheran che smentisce.

In mattinata vi è stato un nuovo attacco iraniano su Israele, paese che rischia di divenire sempre più permeabile a droni e missili a causa di una crescente difficoltà nell’approvvigionamento dei sistemi difensivi. Le sirene hanno suonato in diverse città, tra cui Tel Aviv e Dimona, nel sud.

La Reuters ha riportato che gli Usa hanno compiuto raid aerei sui centri delle Forze di Mobilitazione Popolare (PMF, milizie sciite) in Iraq, nella provincia di Anbar, dove sarebbero morte una quindicina di persone e ferite circa 30. Le stesse PMF hanno confermato l’uccisione del comandante di Anbar, Saad al-Baiji.

Nonostante lo stesso Trump avesse annunciato che non sarebbero stati colpiti impianti per l’energia, Usa e Israele hanno bombardato congiuntamente due strutture per il gas e un gasdotto della centrale elettrica di Khorramshahr, nel sud-ovest dell’Iran.