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Nonostante gli strali di Benjamin Netanyahu davanti al Congresso Usa (dove ad ascoltarlo c’erano solo i repubblicani), continuano in Svizzera i colloqui sul nucleare iraniano, che da Ginevra si sono trasferiti a Montreux, sull’altra sponda del lago: lì il segretario di Stato Usa John Kerry e il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif si sono già incontrati per dare un ulteriore impulso alle trattative, il cui termine improcrastinabile è il 31 marzo.

Ferma quindi la netta contrarietà di Israele all’accordo dell’Iran con il 5+1 (Gb, Cina, Usa, Francia, Russia + Germania), Kerry si recherà in serata in Arabia Saudita, altro paese la cui opposizione ad un nucleare iraniano è storica.

In realtà dopo anni le trattative sembrano essere a buon punto e, superata l’annosa questione dei livelli consentiti di arricchimento dell’uranio a scopi civili, come pure quella sui siti e sugli impianti di lavorazione del materiale radioattivo, l’attenzione è ora posta sulle sanzioni, che Teheran vorrebbe veder terminare con l’entrata in vigore dell’accordo, mentre gli Usa sono per una riduzione graduale.