di Shorsh Surme –
Nuove rilevazioni del progetto ArabBarometer mostrano che l’immagine degli Stati Uniti nel mondo arabo ha continuato il suo netto declino dallo scoppio della guerra di Gaza. Questo cambiamento, ormai radicato nell’opinione pubblica, si è ulteriormente accentuato alla luce della recente guerra con l’Iran, riflettendo un calo di fiducia nell’ordine regionale guidato da Washington e crescenti dubbi sul suo dichiarato impegno verso il diritto internazionale e i diritti umani. I risultati si basano su sondaggi condotti tra agosto e novembre 2025 in Egitto, Iraq, Giordania, Libano, Marocco, territori palestinesi, Siria e Tunisia, mesi dopo la guerra dei dodici giorni di giugno e prima dell’ultima ondata di combattimenti con l’Iran. Secondo un’analisi pubblicata su Foreign Affairs, i cambiamenti nell’opinione pubblica araba emersi dopo l’attacco del 7 ottobre 2023 e la successiva guerra israeliana a Gaza non sono stati un fenomeno passeggero, ma una tendenza consolidata. Il rapporto afferma che la serie di conflitti successivi al 7 ottobre, da Gaza al Libano fino all’Iran, ha colpito praticamente l’intera popolazione della regione, causando decine di migliaia di morti, soprattutto palestinesi a Gaza, milioni di sfollati e danni per miliardi di dollari. In questo contesto, gli Stati Uniti non sono più percepiti da ampi segmenti della popolazione araba come garanti di stabilità o difensori del diritto internazionale, ma come una parte in causa, gravata da evidenti mancanze morali e da una selettività politica sempre più contestata. I dati mostrano che il sostegno alle politiche estere del presidente statunitense Donald Trump rimane debole nella maggior parte dei paesi analizzati. Tra coloro che hanno espresso un giudizio favorevole, le percentuali raggiungono il 24% in Iraq, il 21% in Libano, il 14% in Tunisia e appena il 12% in Giordania e nei territori palestinesi. Le eccezioni più significative sono il Marocco e la Siria, dove i tassi di approvazione salgono rispettivamente al 63% e al 61%. Gli autori attribuiscono questo dato a specifici contesti politici, tra cui il riconoscimento da parte di Trump della sovranità marocchina sul Sahara Occidentale e il suo sostegno al nuovo governo siriano dopo la caduta del precedente regime. Tuttavia, anche la mediazione di Trump per il cessate il fuoco a Gaza nell’ottobre scorso non sembra aver migliorato la sua immagine rispetto a quella del suo predecessore, Joe Biden. Il 66% degli intervistati in Egitto, il 59% in Giordania, il 53% nei territori palestinesi, il 51% in Iraq e Tunisia e il 47% in Libano ritiene che le politiche di Trump nella regione siano peggiori di quelle di Biden, nonostante anche l’amministrazione Biden non avesse ricevuto valutazioni favorevoli. Al contrario, l’Unione Europea appare in una posizione relativamente migliore rispetto agli Stati Uniti, pur non essendo immune al calo generale di fiducia. La percezione dell’Europa varia ampiamente, dal 70% in Siria e Marocco al 34% nei territori palestinesi, in Iraq e in Egitto. L’immagine dei singoli paesi europei dipende in larga misura dalla loro posizione sulla questione palestinese: Spagna e Irlanda ottengono risultati migliori grazie al loro sostegno pubblico ai palestinesi, mentre la Germania risulta meno popolare a causa dei suoi forti legami storici e politici con Israele. La Cina emerge come la potenza internazionale che ha maggiormente beneficiato del calo di sostegno agli Stati Uniti. I suoi indici di gradimento oscillano dal 37% in Siria al 69% in Tunisia. Anche la Russia, nonostante il suo controverso passato internazionale, supera gli Stati Uniti e i loro alleati in Egitto, Iraq, Giordania, Libano, territori palestinesi e Tunisia. L’immagine dell’Iran risulta più ambivalente, ma mostra comunque un miglioramento significativo in diverse aree: negli ultimi cinque anni il suo indice di gradimento è aumentato di 20 punti in Iraq e di 12 punti nei territori palestinesi. I sondaggi registrano anche un aumento delle opinioni positive sui leader di questi paesi. Il sostegno alle politiche del presidente cinese Xi Jinping verso il Medio Oriente e il Nord Africa cresce di 26 punti in Tunisia, 25 punti in Giordania e nei territori palestinesi e 19 punti in Marocco. La popolarità del presidente russo Vladimir Putin aumenta in Marocco, Giordania, Tunisia e nei territori palestinesi, nonostante l’invasione russa dell’Ucraina. Tra i risultati più sorprendenti figura il drastico cambiamento nella percezione delle politiche dell’ex Guida Suprema iraniana, Ali Khamenei, ucciso in un attacco israelo-americano a febbraio. Tradizionalmente osteggiato nella regione per il ruolo dell’Iran e per il suo programma nucleare, Khamenei registra ora un netto miglioramento della propria immagine: più 29 punti in Tunisia, più 20 in Iraq e nei territori palestinesi, più 12 in Marocco e più 11 in Giordania rispetto ai sondaggi del 2021-2022. Ciò non significa, tuttavia, che l’opinione pubblica araba sia diventata indulgente verso l’influenza iraniana o il suo programma nucleare. Ampie maggioranze continuano a considerare il programma atomico iraniano una minaccia critica e descrivono l’influenza politica di Teheran nella regione come un problema serio. Nel complesso, però, il quadro suggerisce che tali preoccupazioni non impediscono a vaste fasce della popolazione di percepire l’Iran in una posizione politica e morale migliore rispetto agli Stati Uniti per quanto riguarda la questione palestinese e il confronto con Israele. Questo cambiamento è particolarmente evidente nella valutazione del pregiudizio internazionale nel conflitto israelo-palestinese. Ampie maggioranze ritengono che gli Stati Uniti siano di parte a favore di Israele a scapito dei palestinesi: lo afferma l’86% degli intervistati in Egitto e Giordania, l’84% nei territori palestinesi, il 78% in Libano e il 71% in Siria. Anche l’Unione Europea, seppur in misura minore, non è percepita come imparziale. Infine, i risultati mostrano che la crisi di fiducia non riguarda più soltanto Washington, ma si estende all’intero sistema internazionale. Nella maggior parte dei paesi analizzati, gli intervistati considerano la Cina più rispettosa del diritto internazionale rispetto agli Stati Uniti.












