Iran. Diritto internazionale, Teheran denuncia il crollo delle regole globali

di Giuseppe Gagliano –

Il diritto internazionale rischia di ridursi a una formula vuota, travolto da conflitti in cui la forza torna a prevalere sulle regole. È il messaggio più forte contenuto nel rapporto diffuso da Teheran, che trasforma l’attuale crisi in un atto d’accusa più ampio contro l’intero sistema nato nel 1945. Secondo l’Iran, non si tratta solo di una guerra, ma della dimostrazione che i principi universali vengono applicati in modo selettivo, cedendo il passo agli equilibri di potenza.
Nel documento, l’attacco del 28 febbraio 2026 viene definito un atto di aggressione in violazione della Carta delle Nazioni Unite. Su questa base, Teheran rivendica il diritto all’autodifesa e lancia un avvertimento politico: anche gli Stati che forniscono supporto logistico o territoriale a un’operazione militare non possono considerarsi neutrali. Una posizione che amplia il perimetro del conflitto e ne aumenta le implicazioni strategiche.
Il rapporto dedica ampio spazio agli effetti sul territorio iraniano, denunciando attacchi contro infrastrutture civili come scuole, ospedali, università e abitazioni. I dati forniti parlano di centinaia di vittime tra donne e bambini e di migliaia di strutture danneggiate, numeri che restano da verificare ma che rafforzano la tesi di una guerra che colpisce direttamente la popolazione. Emblematico il caso di una scuola primaria a Minab, indicata come teatro di una strage di alunni. Secondo Teheran, il bersagliamento della vita quotidiana configurerebbe una strategia di punizione collettiva.
Al di là delle singole accuse, il nodo centrale è politico. L’Iran sostiene che le azioni di Stati Uniti e Israele abbiano aperto una frattura nel sistema internazionale, mettendo in discussione il principio stesso di sovranità. Se colpire i vertici di uno Stato diventa accettabile, avverte il rapporto, nessun Paese può più considerarsi protetto dal diritto.
È qui che il documento assume un significato più ampio. Pur essendo un atto di parte, evidenzia una crisi reale: quando le norme internazionali vengono applicate solo ai più deboli e sospese per i più forti, perdono la loro natura giuridica e diventano strumenti politici. La denuncia di Teheran si trasforma così in un’accusa più generale: non solo violazioni specifiche, ma il rischio di una progressiva normalizzazione dell’impunità nello scenario globale.