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Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e la collega dello Sviluppo economico Federica Guidi si sono incontrati a Teheran con il ministro degli Esteri Mohammad Zarif e quello dell’Industria Razeh Nematzadeh per discutere di relazioni bilaterali ma anche di investimenti e di rapporti economici, ora che l’accordo sul nucleare iraniano raggiunto lo scorso 14 luglio sta per portare alla sospensione delle sanzioni e allo scongelamento dei fondi della Repubblica islamica all’estero.
L’Italia è fra i paesi meglio piazzati nella corsa agli investimenti in Iran, anche perché ha saputo mantenere le relazioni nei momenti meno facili per la diplomazia internazionale e comunque l’ambasciata presso la capitale iraniana sempre aperta, con l’incarico si tenere gli interessi di altri paesi, come il Canada.
L’Iran è oggi un paese duramente provato dalle sanzioni, da rimettere in sotto ogni profilo, dai trasporti alle infrastrutture, all’industria, e per questo con i due ministri italiani si sono recati in Iran i manager di Finmeccanica, Ansaldo Energia, Cdp, Sace, Fincantieri, Tecnimont, Fsi, per parlare di energia, elicotteri, servizi finanziari, automobili, navi e di beni commerciabili di ogni genere.
Guidi ha fatto notare che “Veniamo da un passato glorioso”, dal momento che l’interscambio tra Italia e Iran era di 7 miliardi di euro, per precipitare poi nel 2014 a 1,6 miliardi.
Per Gentiloni l’obiettivo realistico e quello di “arrivare al primo posto” nel giro di un paio d’anni. E rispondendo ad una domanda sull’accordo per il nucleare iraniano, il numero uno della Farnesina ha spiegato che “Sappiamo che ci sono preoccupazioni (da parte di alcuni) sulle conseguenze” dell’accordo, ma “l’Italia è convita che le potenzialità di questa intesa siano di gran lunga superiori”. I “risultati politici – ha aggiunto – ci devono essere” e “io me li aspetto in tempi ravvicinati anche in Siria”.

