Iran. I G7 reintroducono le sanzioni. Ma il mondo non è più monopolare

di Enrico Oliari

“In conformità con i nostri obblighi in qualità di membri delle Nazioni Unite, stiamo ora procedendo alla tempestiva reintroduzione delle restrizioni riapplicate da queste risoluzioni del Consiglio di Sicurezza. Esortiamo tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite a implementare e rispettare pienamente queste sanzioni e le altre restrizioni”. E’ quanto si legge nella dichiarazione congiunta dei ministri degli Esteri del G7 (Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti d’America + l’Alto Rappresentante dell’Unione Europea) emessa oggi, nella quale viene anche sottolineato che gli E3 (Francia, Germania e GB per i colloqui con l’Iran) e gli Stati Uniti hanno ripetutamente offerto all’Iran vie diplomatiche in buona fede per evitare il ripristino delle sanzioni e raggiungere una soluzione negoziata duratura e globale”. “La diplomazia – viene osservato – rimane essenziale ora che il processo del Consiglio di Sicurezza ha portato alla reintroduzione delle sanzioni. Chiediamo all’Iran di astenersi da qualsiasi azione che possa provocare un’escalation, di avviare immediatamente colloqui diretti con gli Stati Uniti e di compiere progressi tangibili verso il pieno rispetto dei suoi obblighi in materia di non proliferazione nucleare. L’Iran deve cooperare pienamente con l’AIEA senza ulteriori ritardi e adempiere integralmente agli obblighi che gli incombono in virtù dell’accordo di salvaguardie globali previsto dal Trattato di non proliferazione nucleare. Ciò include consentire la ripresa delle ispezioni dell’AIEA in tutti i suoi impianti nucleari e rendere conto di tutto il materiale nucleare in suo possesso, in particolare delle scorte di uranio altamente arricchito per le quali non esiste alcuna giustificazione civile credibile. Continueremo a collaborare con tutte le parti per trovare una soluzione diplomatica che garantisca che l’Iran non si doti mai dell’arma nucleare”.
In realtà a far saltare il Jpcoa, l’accordo sul nucleare sottoscritto da Barak Obama nel 2015 e che comunque stava funzionando, era stato proprio Donald Trump nel suo primo mandato, nel 2018, mentre oggi le pretese della Casa Bianca sono che l’Iran non abbia il nucleare neppure per l’uso civile, nel paese dove funziona l’unica centrale atomica del Medio Oriente. Vien da chiedersi quindi quali siano le “vie diplomatiche offerte all’Iran”, nel quadro di un diritto internazionale che, considerato quanto sta avvenendo in Palestina, funziona palesemente a senso unico.
Va notato che al momento l’unico paese dell’area a possedere testate nucleari è proprio Israele, e vista l’aggressività del governo Netanyahu di muovere guerra su otto fronti (compreso il Qatar), vien da chiedersi se non si è davanti all’ennesimo esempio di ipocrisia del G7.
Considerati i 100 miliardi di dollari congelati negli Usa, in Iran ormai rimane da sanzionare solo l’erba. E’ tuttavia palese che in un mondo multipolare il doppiopesismo occidentale rischi di lasciare il tempo che trova, per cui flotte fantasma o meno, gli idrocarburi iraniani continueranno a girare, con l’Iran che è Paese membro dei Brics dallo scorso anno, ovvero di un sistema che interessa metà della popolazione mondiale.