di Giuseppe Gagliano –

L’impiego di un bombardiere strategico B-1B contro obiettivi del Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica segna un salto di qualità nella campagna militare statunitense contro l’Iran, evidenziando la volontà di Washington di aumentare la pressione su Teheran senza avviare una guerra terrestre su larga scala.

Il velivolo sarebbe decollato il 21 luglio dalla base britannica di Fairford, nella prima missione del B-1 dall’inizio della nuova fase del conflitto. Pur restando ignoti gli obiettivi colpiti e gli armamenti utilizzati, il messaggio politico appare chiaro: dimostrare all’Iran, agli alleati e all’opinione pubblica americana che gli Stati Uniti mantengono la capacità di intensificare rapidamente le operazioni militari.

Il B-1B, ormai impiegato esclusivamente in missioni convenzionali, può trasportare fino a 34 tonnellate di armamenti e colpire simultaneamente basi missilistiche, centri di comando, infrastrutture logistiche e sistemi di difesa aerea. Non essendo un velivolo stealth, è verosimile che abbia operato lanciando missili a lunga distanza, senza penetrare profondamente nello spazio aereo iraniano.

Sul piano politico, assume particolare rilievo il decollo dalla base britannica di Fairford, che rafforza il coinvolgimento di Londra nelle operazioni contro l’Iran. Per Teheran, le installazioni britanniche potrebbero ormai essere considerate parte integrante della rete militare che sostiene gli attacchi americani, ampliando così la dimensione geografica del conflitto.

L’obiettivo di Washington resta quello di ridurre la capacità iraniana di minacciare lo Stretto di Hormuz attraverso attacchi contro infrastrutture navali, depositi, hangar e centri operativi. Tuttavia, l’Iran continua a mantenere una significativa capacità di pressione grazie a missili mobili, mine, droni e piccole imbarcazioni, strumenti che rendono difficile garantire la sicurezza permanente della principale rotta energetica mondiale.

L’escalation alimenta inoltre il rischio di un’estensione della crisi anche al Mar Rosso, con la ripresa degli attacchi degli Houthi contro navi saudite e il timore di nuove azioni nello stretto di Bab el-Mandeb. Le conseguenze economiche si riflettono già sull’aumento dei costi assicurativi, dei noli marittimi e dei prezzi dell’energia.

L’impiego del B-1 rappresenta quindi una dimostrazione della superiorità militare americana, ma non offre ancora una risposta alla questione centrale del conflitto: trasformare la forza militare in una soluzione politica capace di modificare gli equilibri regionali.