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Nonostante i molti appelli internazionali e la battaglia di Amnesty International, è stata “giustiziata” e quindi impiccata in Iran Reyhaneh Jabbari, la ragazza 26enne condannata a morte per aver ucciso nel 2007 il suo stupratore Morteza Abdolali Sarbandi, il quale era un ex dipendente del ministero iraniano per l’Intelligence.

La legge iraniana prevede nel caso di condanna a morte la possibilità che la famiglia della vittima accordi il perdono all’omicida, trasformando così la pena in ergastolo, ed a tal proposito era venuto un appello del tribunale nei confronti dei famigliari di Sarbandi, che però lo hanno negato ed anzi, hanno insistito nel chiedere a Jabbari “di dire la verità”.

Era successo che Morteza Abdolali Sarbandi aveva aggredito sessualmente Reyhaneh Jabbari, la quale cercando di difendersi aveva preso un coltello ed aveva pugnalato l’uomo, per poi fuggire e chiamare un’ambulanza.

Il relatore dell’Alto commissariato per i diritti umani dell’Onu aveva denunciato che il processo del 2009 era stato viziato da molte irregolarità e non aveva tenuto conto che si era trattato di legittima difesa di fronte a un tentativo di stupro.

Nella foto: Reyhaneh Jabbari