di Enrico Oliari –
Vera o meno che sia la confessione, in 13 cittadini iraniani sono apparsi in un video, mandato in onda dall’emittente di Stato, nel quale si sono addossati la colpa di aver eliminato nel 2010 quattro scienziati nucleari di Teheran.
I rei confessi, otto uomini e cinque donne, che hanno dichiarato di essere stati addestrati dall’intelligence israeliana e di aver ricevuto ordini da ‘Washington e da Londra’, hanno spiegato meticolosamente i preparativi che hanno portato all’eliminazione dei loro obiettivi, anche con l’applicazione di una bomba magnetica sotto l’auto di uno di loro.
In un video mostrato durante il servizio appaiono anche Majid Jamali Fashi, giustiziato il 15 maggio scorso dopo essere stato accusato di spionaggio a favore del Mossad, ed alcuni prefabbricati in una zona desertica, presumibilmente utilizzati per le esercitazioni.
I 13 hanno inoltre ammesso la ricompensa di 120mila dollari per scienziato ucciso ed uno di loro, Maziar Ebrahimi, ha raccontato di essere stato in Israele per essere addestrato all’uso di esplosivi; un altro, Behzad Abdoli, ha detto di essere arrivato nello Stato ebraico passando per Cipro ed un terzo, Arash Kheradkish, ha spiegato che in diversi del gruppo sono ”stati addestrati per collocare bombe magnetiche su auto in movimento e a fuggire rapidamente”.
Secondo Ehsan Soltani, esperto di Notizie Geopolitiche in materia di Iran, il filmato è da prendere con le pinze, in quanto apparirebbe contraddittorio e con personaggi utilizzati anche per altri video. Ad esempio, in una parte si sostiene trattarsi di un gruppo coeso, mentre in un’altra di cellule isolate che agivano in modo autonomo, senza conoscersi l’uno con l’altro. Inoltre lo stesso filmato, che appare sul sito dei servizi segreti iraniani, viene raccontato più con la prosa di un giallo di Agatha Christie che come una serie di documenti e di confessioni.
Potrebbero quindi trattarsi di uomini e donne, criminali comuni, pagati appositamente per addossarsi la colpa davanti all’opinione pubblica internazione, specialmente in un momento, qual è quello attuale di tensioni e di accuse reciproche proprio fra Israele e l’Iran.
Se è vero che il Mossad, a differenza degli Stati Uniti o dell’Inghilterra, non si è mai dichiarato estraneo da questo tipo di iniziative al punto di parlarne nel libro di Dan Raviv e Yossi Melman “Spies against Armageddon”, è altresì vero che l’Iran ha tutto l’interesse di dimostrare di essere in grado di dare una risposta convincente all’azione di Israele sul proprio territorio.

