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Nonostante i colloqui sul nucleare iraniano siano a buon punto ed ieri il presidente Usa Barak Obama abbia chiesto la liberazione di quattro cittadini statunitensi in carcere per spionaggio e apostasia, la guida spirituale della Repubblica Islamica dell’Iran, Alì Khamenei, è intervenuta pubblicamente ricorrendo in un suo lungo discorso alle più classiche sortite anti-americane.
A Mashhad, città dell’Iran nord-orientale, Khamenei ha infatti arringato la folla accusando gli Stati Uniti di “bullismo” e le “potenze arroganti” che hanno imposto sanzioni e misure al paese facendo crollare il prezzo del petrolio.
I molti che lo ascoltavano lo hanno interrotto più volte con slogan “morte all’America”, ed anche il leader sciita ha puntualizzato: “Ovviamente sì, morte all’America, perché l’America è la fonte principale di queste pressioni. L’America insiste a fare pressioni sull’economia del nostro popolo. Qual è il suo obiettivo? Vuole mettere il popolo contro il sistema”.
La situazione appare quella di un gioco delle parti, con il poliziotto cattivo da una parte e quello buono, il presidente Hassn Rohani, dall’altra: “si può raggiungere un accordo – ha detto in mattinata il presidente iraniano – , non c’è nulla che non possa essere risolto” nei negoziati sul nucleare

