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“Il coinvolgimento nella guerra all’Iran con i raid in Iraq” dell’Arabia Saudita “è destinato ad avere profonde ripercussioni sulla regione mediorientale, per la rilevanza geopolitica e per il ruolo-guida nel mondo musulmano sunnita dell’Arabia Saudita”.
Così, in una nota, Luca Lanzalone, avvocato, e Lorenzo Somigli, giornalista, autori di “The Donroe Doctrine” sulla nuova postura degli Stati Uniti di Donald Trump.
“L’Arabia Saudita, paese avviato verso la modernizzazione, ha un peso rilevante tale da spostare gli equilibri del conflitto”, aggiungono gli autori, ma “bisogna ricordare che l’Arabia Saudita – colpita dall’impatto economico della guerra – ha siglato un alleanza militare difensiva con Pakistan e soprattutto Turchia, secondo esercito della Nato”.
“Il rischio concreto è l’espansione del conflitto, con l’attivazione dei meccanismi difensivi previsti dalla ‘Triplice Sunnita’ Turchia-Arabia Saudita-Pakistan, una piccola Nato dotata di strumenti e leve finanziarie (componente saudita), grande industria manifatturiera e della difesa (componente turca), deterrente atomico e forte preparazione d’intelligence (componente pakistana) e l’Iran rischia seriamente di essere soffocato”.
“Dopo il tentativo di ricomposizione del 2023, riesplode il cronico conflitto tra mondo sciita e mondo sunnita – sottolineano -. La mossa Saudita fa da spartiacque e porterà gli altri paesi musulmani a schierarsi nettamente, colpendo l’Iran anche in tutte le sue articolazioni”.
“È comunque un segnale di avvicinamento del mondo arabo all’Occidente e in particolare agli Stati Uniti e Donald Trump ha il merito di aver impresso una svolta finale per pacificare la regione”, concludono gli autori.




