Iran. Mojtaba Khamenei giura vendetta: Trump e Netanyahu nel mirino

La lista degli obiettivi con Meloni e i leader europei. Ma la loro solo colpa è il doppiopesismo.

di Enrico Oliari

Promette vendetta la nuova Guida suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, succeduto al padre Ali dopo l’uccisione di quest’ultimo nell’attacco statunitense del 28 febbraio. Nel bombardamento sono rimasti uccisi anche il genero di Ali Khamenei, la figlia maggiore, una nipotina di 14 mesi e la nuora, moglie dell’attuale Guida suprema. Agli imponenti funerali del 4 luglio Mojtaba Khamenei non è comparso ufficialmente per ragioni di sicurezza, anche se la versione più diffusa sostiene che sia rimasto gravemente ferito nello stesso attacco e che le sue condizioni di salute siano ancora precarie.
Nel suo primo messaggio alla nazione, la nuova Guida suprema ha promesso di «vendicare il suo sangue innocente», aggiungendo che «questa è la volontà della nazione». «Noi ci impegniamo a vendicare il vostro sangue puro e il sangue di tutti i martiri di queste due guerre dai criminali e infami assassini», ha scritto. «Questa vendetta è la richiesta della nostra nazione e sarà certamente attuata. Questi criminali, i cui nomi sono noti dalla cima al fondo, porteranno nelle loro tombe la speranza irrealizzata di una morte pacifica nei loro letti».
L’immagine diffusa insieme al messaggio mostra il presidente statunitense Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu con un mirino disegnato sulla fronte. Gli altri membri dell’amministrazione americana e diversi leader occidentali, tra cui il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il primo ministro britannico Keir Starmer, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente francese Emmanuel Macron, indossano la medesima tuta arancione dei detenuti di Guantanamo, ma senza il mirino.
Il messaggio mette in evidenza un elemento che numerosi analisti avevano sottolineato sin dall’inizio della guerra: il sistema istituzionale iraniano non ruota attorno a un solo uomo, ma a una rete di organismi che garantiscono la continuità dello Stato anche dopo l’eliminazione dei suoi vertici. «Devono sapere che questa questione non dipende dalla mia presenza o da quella di altri funzionari. Che noi siamo qui o no, questo verrà realizzato, e presto individui tra i popoli amanti della libertà in tutto il mondo porteranno ciascuno a compimento una parte di questa missione divina», afferma ancora Mojtaba Khamenei.
La «Lista di coloro che dovranno attendere la vendetta della nazione iraniana» è stata pubblicata dal quotidiano Hamshahri. L’auspicio è che il messaggio rimanga confinato alla propaganda interna, anche perché il rischio che venga raccolto da fanatici o da estremisti non può essere escluso.
In realtà i leader europei, a cominciare da Giorgia Meloni, hanno scelto in un raro scatto di “sovranismo” di non seguire Stati Uniti e Israele in una guerra apparsa fin dall’inizio priva di una chiara strategia di uscita e fortemente voluta dal governo Netanyahu. Un’avventura militare che, almeno finora, non ha prodotto risultati strategici decisivi, mentre ha comportato la perdita di ingenti quantità di armamenti, il danneggiamento di basi militari nel Golfo, attacchi contro città israeliane e la chiusura dello Stretto di Hormuz, con pesanti conseguenze economiche internazionali.
L’unica colpa dei leader europei, compresa Giorgia Meloni, è semmai rappresentata dal doppiopesismo, dalla cacofonia del “diritto internazionale” a cui ormai non crede più nessuno, dalla filastrocca del “c’è un aggressore e un aggredito”, dai 21 pacchetti di sanzioni alla Russia e zero a Israele. Un quadro antipatico certo, ma che non cancella un dato difficilmente contestabile: Italia, Germania, Francia e Regno Unito hanno evitato di partecipare direttamente alle personalissime guerre di Donald Trump e Benjamin Netanyahu, alla loro guerra mondiale a pezzi che ogni giorno rischia di trascinare il pianeta nell’armageddon.