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Il termine ultimo del 27 novembre per le trattative sul nucleare iraniano, già procrastinato, potrebbe rivelare l’occasione sprecata di trovare un accordo definitivo: diverse fonti hanno riferito che i colloqui in corso a Vienna fra la Repubblica Islamica e il gruppo dei “5+1” (Gb, Usa, Francia, Russia, Cina + Germania) non hanno portato fino ad ora ad “alcun progresso significativo”.

Di certo sugli inviati dell’Iran stanno pesando le “linee rosse” imposte loro pochi giorni fa dalla Guida suprema, l’ayatollah Khamenei:

• “La marcia scientifica nucleare non deve in alcun modo essere arrestata o rallentata”;

• “La delegazione iraniana dovrebbe insistere sulla continua attività di ricerca e sviluppo nucleare”;

• “Nessuno ha il diritto di contrattare sui successi nucleari e nessuno lo farà”;

• “La nostra delegazione non dovrebbe accettare eventuali imposizioni dall’altra parte”;

• “L’Agenzia Internazionale per l’energia atomica deve stabilire relazioni con l’Iran di clientela normale e non straordinaria”;

• “I funzionari dovrebbero avere incontri e colloqui a livello di ministri degli Esteri”;

• “Proteggere il centro di Fardow affinchè i nemici non lo possano distruggere”;

• “Fornire le esigenze finali sulla capacità di arricchimento del Paese, che sono di 190mila Uls”;

• “Le esigenze di base del Paese e alcune questioni come le sanzioni non dovrebbero essere legate ai colloqui sul nucleare”;

• “I colloqui sono incentrati solamente sulla questione del nucleare e non su qualsiasi altro argomento”;

• “Fino a che gli americani continueranno la loro ostilità ed inimicizia nei confronti dell’Iran, non ha senso e non vale alcun accordo”.

L’unico punto su cui si è convenuti è la visita degli ispettori dell’Aiea al sito nucleare di Marivan, ritenuto “sospetto”, ma nell’aria c’è anche la possibile proroga di un anno delle trattative.