di Guido Keller

Ancora attacchi, seppure di bassa intensità, nel quadro del conflitto tra Usa e Iran, nonostante l’accordo raggiunto nei giorni scorsi. Ieri un proiettile, con tutta probabilità iraniano, ha colpito la petroliera Kiku della società britannica Vanguard Tech e battente bandiera panamense mentre transitava lungo lo Stretto di Hormuz, e all’azione è corrisposto nella notte un attacco statunitense a depositi di missili e di droni iraniani e radar costieri. Lo ha reso noto il Comando centrale statunitense su X, e il segretario di Stato JD Vance ha aggiunto che “L’Iran ha firmato un accordo di cessate-il-fuoco. Noi lo abbiamo rispettato. Se hanno obiezioni sulle modalità di attuazione del memorandum d’intesa, possono prendere il telefono e chiamare. Ma alla violenza risponderemo con la violenza”.

In giornata vi è stata la risposta iraniana. I Pasdaran, cioè le Guardie della Rivoluzione Islamica, hanno affermato che “l’attacco statunitense all’isola di Sirik non resterà impunito”, sottolineando che comunque le forze navali hanno neutralizzato il raid.

Il capo della Commissione per la sicurezza nazionale e la Politica estera del Majles, il Parlamento iraniano, Ibrahim Azizi ha scritto su X ha protestato affermando che gli Usa “hanno attaccato ancora una volta l’Iran nel bel mezzo dei negoziati”, e ha attaccato il “il presidente fallito statunitense, il quale ha dimostrato di non avere alcun impegno nei confronti dei principi del negoziato o di un cessate-il-fuoco”.

Le forze navali dei Pasdaran hanno colpito nella giornata obiettivi statunitensi nella regione, in particolare in Bahrein, da dove si è levata la protesta del ministero degli Esteri. I Pasdaran hanno dichiarato che “se l’aggressione dovesse ripetersi, la nostra risposta sarà più ampia di questa”.