di Enrico Oliari

E’ stato (finalmente) raggiunto l’accordo sul nucleare iraniano, dopo le estenuanti trattative intensificatesi nelle ultime settimane, e comunque oltre la scadenza stabilita del 30 giungo.

“L’accordo è formalmente concluso – ha annunciato la Pesc Federica Mogherini. – Si apre un nuovo capitolo nelle relazioni internazionali. E’ il risultato di un lavoro molto duro di tutti noi, ringrazio tutti coloro che siedono a questo tavolo e anche chi sta dietro e ha lavorato per mesi e anni per raggiungere questo punto. Un segnale di speranza lanciato al mondo”. Mogherini era al tavolo con a fianco il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif, il quale ha affermato che “non si tratta di un accordo perfetto, ma l’accordo “è storico, hanno vinto tutti, ed apre un nuovo capitolo di speranza”.

L’Iran torna quindi in gioco nella scena politica internazionale, potrà riavere i suoi soldi congelati negli Usa e soprattutto vendere il proprio gas e il proprio petrolio, fatto che ha già abbassato il costo del greggio del 2%.

L’intesa prevede che la capacità nucleare militare dell’Iran verrà ridotta considerevolmente per un periodo di almeno dieci anni e che vi sarà la possibilità di ispezioni da parte dell’Aiea anche nei siti militari ritenuti sospetti, aspetto quest’ultimo che ha rappresentato fino all’ultimo un ostacolo per il timore da parte di Teheran dello spionaggio.

A partire dal 2016 verranno gradualmente rimosse le sanzioni di Usa e Ue all’Iran ed in particolare alla Banca centrale iraniana, al settore del petrolio, dei trasporti, della navigazione, a individui e società; torneranno disponibili gli asset iraniani per miliardi di dollari, congelati all’estero e non solo negli Usa.

Lo scoglio che fino all’ultimo ha fatto temere il fallimento dei negoziati era la possibilità per l’Iran di acquistare e vendere armi convenzionali e tecnologia militare, compresi i missili balistici senza testata nucleare, di cui vi sono già contratti in atto con Mosca e Pechino: è stato stabilito che sui tali armi vi sarà una valutazione da parte di una commissione composta da 5+1 e Iran caso per caso, per un periodo di cinque anni.

Se entro 65 giorni dalla firma dell’accordo l’Iran non rispetterà quanto stabilito, le sanzioni si riattiveranno automaticamente, ed è previsto, come ha comunicato il direttore generale dell’Aiea, Yukiya Amano, che vi sarà un’inchiesta sul programma nucleare dell’Iran del passato.

Perché l’accordo entri in funzione e quindi possa dirsi fatto, necessita dell’approvazione (che si vorrebbe contemporanea) del parlamento Usa e del Majlis iraniano, e qui sta il vero problema.

Senza dubbio l’accordo, raggiunto dopo venti mesi di trattative fra il 5+1 (Usa, Russia, Gb, Francia, Cina + Germania) e l’Iran, rappresenta un successo per la presidenza di Barak Obama, che ha portato a casa anche il riallacciamento delle relazioni diplomatiche con Cuba, ma di traverso ci si è messo Israele.

Benjamin Netanyahu, che ha persino aperto un account Twitter in lingua farsi per “dire la verità agli iraniani”, ha parlato di “errore di proporzioni storiche”, ed ha insistito che “gli iraniani useranno i miliardi di dollari che il regime otterrà per finanziare il terrorismo e le armi: non certo scuole e ospedali”.

“L’Iran – ha continuato – otterrà un sicuro cammino verso le armi nucleari. Molte restrizioni che avrebbero dovuto impedirlo sono state rimosse. L’Iran ha vinto un jackpot, una fortuna in denaro, che gli permetterà di perseguire la sua aggressione e il terrore nella regione e nel mondo”, per cui Israele “impiegherà ogni mezzo diplomatico per impedire la conferma dell’accordo”.

Tradotto significa che “Bibì” eserciterà forti pressioni sui senatori repubblicani Usa perché votino “no” all’accordo, motivo per cui già in marzo si era recato a Washington su invito dell’Aipac (potente lobby ebraica Usa) ed era intervenuto al Senato, un gesto non gradito dalla Casa Bianca al punto che Barak Obama e il segretario di Stato John Kerry si erano rifiutati di riceverlo.

Tuttavia Obama non ha intenzione di farsi scoraggiare e nel suo intervento trasmesso alla nazione ha fatto sapere di essere intenzionato a porre il veto ad un’eventuale legge che bloccherà l’accordo. “Gli Usa – ha detto Obama – devono guidare non con la potenza, ma con i principi”.

Altrove si esprime entusiasmo: La Pesc Federica Mogherini ha commentato che “Questa è una decisone che può aprire la strada a un nuovo capitolo delle relazioni internazionali. Penso che questo sia un segnale di speranza per il mondo intero”.

Gli ha fatto eco il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, il quel ha parlato di “Un risultato a lungo atteso, ottenuta grazie all’impegno di tutti i negoziatori e con un ruolo importante dell’Unione Europea, l’intesa di Vienna dimostra l’efficacia della diplomazia e del dialogo per contribuire a ridurre i rischi di instabilità nella regione. Sono convinto – ha concluso il ministro – che da questo accordo potranno derivare effetti positivi sia per l’evoluzione dei diversi teatri di crisi sia per fare fronte alla minaccia comune rappresentata dall’estremismo violento e dal terrorismo”.

Quanto afferma Gentiloni circa la possibilità di coinvolgere attivamente l’Iran nella lotta al terrorismo e quindi all’Isis (Daesh) è quanto in molti auspicano, sommessamente anche negli Usa.