di Guido Keller –

La centrale nucleare iraniana di Bushehr continua a funzionare regolarmente nonostante il crescente clima di tensione militare tra Iran, Stati Uniti e Israele. Lo ha confermato il colosso nucleare russo Rosatom, impegnato nella gestione e nell’espansione dell’impianto situato sulle coste del Golfo Persico.

Secondo quanto dichiarato dall’amministratore delegato Alexey Likhachev, l’unico reattore attualmente operativo dell’impianto lavora “al 100% della capacità”, mentre proseguono gradualmente anche i lavori per la costruzione della seconda unità nucleare.

La centrale di Bushehr rappresenta il principale progetto di cooperazione nucleare tra Mosca e Teheran ed è l’unica centrale nucleare attiva in Iran. Costruita originariamente negli anni Settanta e completata con il supporto russo dopo anni di stop e ritardi, l’impianto produce energia elettrica dal 2011.

Negli ultimi mesi il sito è finito al centro delle preoccupazioni internazionali a causa dell’escalation militare nella regione. Secondo diverse fonti, esplosioni e attacchi si sarebbero verificati a pochi chilometri dall’impianto, alimentando timori per la sicurezza nucleare. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) ha però precisato che non sono stati registrati aumenti dei livelli di radiazione.

Rosatom aveva temporaneamente evacuato parte del personale non essenziale e le famiglie dei dipendenti russi presenti in Iran, mantenendo comunque operativi i tecnici necessari al funzionamento della struttura. Attualmente, secondo l’azienda russa, una parte del personale continua a lavorare sul sito, mentre circa 2.200 operai iraniani sono tornati progressivamente ai cantieri della seconda unità.

Likhachev ha inoltre ribadito che la Russia intende portare avanti il programma nucleare iraniano nonostante il contesto geopolitico instabile. Rosatom continua infatti la produzione delle apparecchiature destinate ai nuovi reattori di Bushehr: il reattore della seconda unità sarebbe completato per oltre il 60%, mentre i generatori di vapore avrebbero raggiunto circa il 50% della produzione prevista.

La situazione resta tuttavia delicata. Gli attacchi avvenuti nelle vicinanze dell’impianto hanno riacceso il dibattito internazionale sui rischi legati a possibili operazioni militari nei pressi di infrastrutture nucleari civili, considerate particolarmente sensibili per le potenziali conseguenze ambientali e umanitarie.