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Il capo della brigata al-Quds, Qassem Suleimani,  non sembra aver accolto l’invito rivoltogli ieri dall’ex presidente dell’Iran, Hashemi Rafsanjani, oggi all’opposizione, di non inviare più volontari combattenti in Siria: Soleimani ha infatti dichiarato oggi all’Assemblea degli Esperti dell’Orientamento (86 religiosi eletti dal popolo) che nel caso di un attacco da parte di una potenza straniera il suo paese sosterrà la Siria “fino alla fine” . “L’obiettivo degli Stati Uniti – ha continuato il comandante dell’unità di elite dell’esercito iraniano – non è di proteggere i diritti umani, ma distruggere il fronte di resistenza” contro i nemico di sempre, Israele.

Le prove della presenza di iraniani in Siria risalgono all’inizio del conflitto e persino un autobus di 48 militari, fra i quali il generale Abedin Khoram, fermato dagli insorti, era stato fatto passare come una spedizione di pellegrini nel paese mediorientale.

Più recentemente è stata data per certa la presenza di 4mila pasdaran in appoggio dell’Esercito regolare e agli Hezbollah libanesi sia nella presa di Qusayr, che nella battaglia in corso nella zona di Aleppo.