di Angelo Gambella –
«I colloqui con l’Iran stanno andando bene. Dobbiamo trovare un accordo con l’Iran». Con queste parole il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha rilanciato la linea del dialogo con Teheran. Ma, come spesso accade nella strategia trumpiana, alla diplomazia si affianca la minaccia dell’uso della forza.
Secondo la stampa americana, le forze armate statunitensi sarebbero pronte a colpire già da questo sabato qualora arrivasse l’ordine del comandante in capo. Una postura che conferma la consueta dinamica del “bastone e della carota”: apertura ai negoziati, ma con l’opzione militare sul tavolo.
Sul piano internazionale emergono però frizioni tra alleati. Il Regno Unito non avrebbe concesso agli Stati Uniti l’utilizzo delle basi di Fairford e Diego Garcia per eventuali operazioni contro l’Iran, richiamando il rispetto del diritto internazionale. A riportarlo è il quotidiano britannico The Times.
La decisione avrebbe avuto ripercussioni politiche: secondo le stesse fonti, Trump avrebbe ritirato il sostegno all’accordo promosso dal premier Keir Starmer per la cessione delle Isole Chagos alle Mauritius, un’intesa dal valore stimato di 35 miliardi di sterline. Un intreccio geopolitico che lega Medio Oriente, Oceano Indiano e rapporti transatlantici.
Nel frattempo, in Israele si intensificano le misure di sicurezza. I rifugi civili sarebbero in fase di apertura e gli ospedali allertati in vista di un possibile conflitto con Teheran. Secondo media israeliani e l’agenzia turca Anadolu Agency, il primo ministro Benjamin Netanyahu avrebbe posto le forze armate nello stato di massima allerta.
Parallelamente prosegue la concentrazione di velivoli statunitensi in Europa con destinazione Medio Oriente, a livelli definiti senza precedenti da osservatori militari.
Un segnale ulteriore arriva dal mare. La portaerei USS Gerald R. Ford e il suo gruppo navale sono stati avvistati al largo del Marocco, rafforzando la presenza americana nell’area strategica tra Atlantico e Mediterraneo.
Teheran, dal canto suo, ha emesso un NOTAM per il 19 febbraio, annunciando la chiusura di un tratto del proprio spazio aereo nella parte centrale del Paese e in prossimità dello Stretto di Hormuz per lanci missilistici. Un passaggio cruciale: lo Stretto di Hormuz è uno snodo fondamentale per il traffico energetico mondiale.
La situazione resta fluida e carica di incognite. Da un lato le dichiarazioni concilianti della Casa Bianca, dall’altro il rafforzamento militare su più fronti. L’Iran mostra segnali di preparazione, Israele alza il livello di allerta, mentre l’Europa osserva con crescente preoccupazione.
Il mondo attende di capire quale delle due strade, negoziato o confronto armato, prevarrà nella strategia americana. La decisione finale, ancora una volta, spetta al presidente Trump.




