di Guido Keller

La tensione in Medio Oriente ha raggiunto livelli senza precedenti dopo i raid aerei condotti da Stati Uniti e Israele su Teheran che hanno provocato la morte della Guida Suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, oltre a quella di numerosi comandanti militari e figure politiche di primo piano. Tra le vittime ci sarebbe anche l’ex presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, ucciso ieri nella capitale iraniana nonostante da tempo non ricoprisse più incarichi istituzionali.

Considerato un conservatore con una forte impronta nazionalista, fu presidente dell’Iran dal 2005 al 2013. Laureato in ingegneria, prima di entrare in politica aveva svolto attività accademica come professore di ingegneria civile all’Università Iraniana della Scienza e della Tecnologia e aveva ricoperto l’incarico di sindaco di Teheran. Nel corso della sua carriera politica fu membro del Consiglio centrale degli ingegneri della Società Islamica e poté contare su un importante sostegno politico dell’Alleanza dei Costruttori dell’Iran Islamico, nota anche come Abadgaran.

Ahmadinejad si era fatto conoscere a livello internazionale per le sue posizioni fortemente antisioniste e per una linea politica apertamente critica nei confronti degli Stati Uniti e dell’Occidente. Negli ultimi anni era rimasto ai margini del potere politico iraniano, ma continuava a rappresentare una figura simbolica per una parte dell’elettorato conservatore.

Intanto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha replicato alle minacce dei Pasdaran di intensificare la risposta agli attacchi e alle uccisioni dei loro leader avvertendo Teheran di non procedere con un’azione militare, dichiarando che in caso contrario gli Stati Uniti risponderebbero “con una forza che non è mai stata vista prima”. Nel corso di un’intervista concessa a Fox News, Trump ha inoltre rivelato che nel corso delle operazioni militari sarebbero stati uccisi “48 comandanti iraniani in un colpo solo”.