di Enrico Oliari –
Il presidente Usa Donald Trump ha espresso apertamente il proprio malcontento nei confronti della NATO, definendola una “tigre di carta” e mettendo in discussione l’efficacia dell’organizzazione. Alla base delle critiche, il rifiuto di alcuni Paesi membri di sostenere le operazioni nello Stretto di Hormuz, un’area strategica per il traffico energetico globale. Trump ha lasciato intendere che, in risposta, Washington potrebbe rivedere il proprio contributo economico all’Alleanza: secondo il presidente, gli Stati Uniti continuano a garantire supporto senza ricevere un adeguato contraccambio.
Parallelamente, sul piano diplomatico si registra un’apertura verso l’Iran. Lo stesso Trump ha annunciato, tramite la piattaforma Truth Social, di aver accolto la richiesta di Teheran per una sospensione temporanea degli attacchi contro le centrali nucleari. La pausa, prevista fino alle ore 20 del 6 aprile, dovrebbe favorire il proseguimento dei negoziati. Il presidente ha inoltre sottolineato che i colloqui sarebbero in una fase positiva, smentendo le ricostruzioni più pessimistiche diffuse da alcuni media.
A rafforzare questa linea è intervenuto il segretario di Stato Marco Rubio, secondo cui gli Stati Uniti sarebbero in grado di raggiungere i propri obiettivi militari senza il dispiegamento di truppe di terra. Rubio ha anche indicato una possibile conclusione del conflitto nel giro di poche settimane, lasciando intendere un’evoluzione più rapida del previsto.
Nel frattempo, Israele sembra muoversi con una strategia autonoma. Secondo fonti di stampa, le forze armate israeliane avrebbero condotto attacchi contro due siti nucleari in Iran: l’impianto di produzione di yellowcake (una polvere concentrata di uranio) ad Ardakan e quello di acqua pesante di Khondab. Le autorità iraniane hanno comunque rassicurato sull’assenza di dispersioni radioattive, escludendo al momento rischi immediati per la popolazione.
Il quadro che emerge è quello di una crisi multilivello, in cui si intrecciano tensioni tra alleati occidentali e nuovi equilibri nella gestione del confronto con Teheran. Le prossime settimane saranno decisive per comprendere se la strada diplomatica riuscirà a prevalere su quella militare.




