Iran. Trump: ultimatum e minacce, ma gli iraniani non mollano

di Guido Keller

Cresce ulteriormente la tensione tra Stati Uniti e Iran dopo le ultime dichiarazioni di Donald Trump, che ha lanciato un ultimatum diretto a Teheran minacciando attacchi mirati contro infrastrutture strategiche del Paese.
Attraverso il suo social Truth, il presidente Usa ha annunciato la possibilità di raid già a partire da martedì, prendendo di mira centrali elettriche e ponti iraniani. La condizione posta da Washington è chiara: l’Iran dovrebbe aprire lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico energetico globale.
Il messaggio, dai toni particolarmente duri e provocatori, rappresenta un ulteriore passo verso un’escalation che rischia di destabilizzare l’intera regione mediorientale.
Non si è fatta attendere la replica iraniana. Il presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha accusato Trump di trascinare gli Stati Uniti verso un conflitto devastante, con conseguenze dirette per la popolazione americana e per l’intero Medio Oriente.
Secondo Teheran, le minacce statunitensi potrebbero innescare una spirale di violenza incontrollabile. Le autorità iraniane hanno inoltre denunciato il rischio di violazioni del diritto internazionale, parlando apertamente di possibili “crimini di guerra”.
Nel frattempo, la Russia invita alla moderazione. Il ministro degli Esteri Sergey Lavrov, in un colloquio con il suo omologo iraniano Abbas Araghchi, ha esortato Washington ad abbandonare la linea degli ultimatum e a favorire invece un ritorno al dialogo diplomatico.
Mosca ha sottolineato la necessità di ridurre le tensioni e ha condannato qualsiasi attacco contro infrastrutture civili, inclusi siti sensibili come la centrale nucleare di Bushehr, dove operano anche tecnici russi.
Lo Stretto di Hormuz, punto strategico per il passaggio di una quota significativa del petrolio mondiale, resta al centro della contesa: Trump, che un giorno minaccia di prenderne il controllo e il giorno dopo rinuncia invitando i paesi occidentali a farlo dal momento che gli Usa sono autosufficienti dal punto di vista energetico, resta la principale arma a disposizione di Teheran, specialmente ora che gli alleati Houthi dello Yemen minacciano la chiusura dello Stretto di Bab el-Mandeb.