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Dopo il presidente russo Vladimir Putin, che era intervenuto sul tema nel suo discorso di fine anno del 18 dicembre, anche il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, si è detto “fiducioso” che un “accordo globale” definitivo sul nucleare iraniano sia ormai “a portata di mano”.

Zarif ha scritto una lettera ai rappresentanti del “5+1” (Francia, Cina, Gb, Usa e Russia + Germania) in cui ha osservato che l’accordo “esige visione, volontà politica e riconoscimento delle realtà dei nostri partner nei negoziati, oltre che l’audacia di fare la scelta giusta a beneficio della comunità internazionale di fronte ai gruppi di pressione e agli interessi particolari, che sono sempre più chiassosi ma sempre meno popolari”.

“L’Iran – ha aggiunto – ha cercato di essere creativo, innovativo e di offrire soluzioni” e “non cerca di avere né ha bisogno di armi nucleari”.

Uno dei noccioli della questione, per cui il raggiungimento di un accordo è slittato oltre la scadenza prefissata di novembre, riguarda l’arricchimento dell’uranio, che si vorrebbe imporre all’Iran del 5%, sufficiente per far funzionare le centrali nucleari ma ben distante dal 20% necessario alla produzione di armi atomiche.