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Nonostante la drammatica situazione nel Paese rappresentata dall’avanzata di al-Qaeda e dal dramma umanitario, non accenna a migliorare la situazione politica in Iraq: Nouri al-Maliki, eletto premier per la terza volta, ma inviso a Stati Uniti e Occidente, non solo ha fatto sapere di non essere intenzionato di rinunciare al suo mandato, bensì ha affermato di voler mettere sotto stato d’accusa il neo-presidente della Repubblica, il curdo Fuad Masum. “Il presidente della Repubblica – ha affermato al-Maliki – ha violato due volte la Costituzione: quando ha prolungato il periodo utile per dichiarare il partito vincente, che scadeva giovedì, e quando ha mancato deliberatamente di conferire l’incarico al leader dello Stato del Diritto”.
Va detto, tuttavia, che l’amministrazione di Nouri al-Maliki è stata fino ad oggi fallimentare e che il premier si è dimostrato incapace di portare la difficile situazione politica sotto controllo. Da anni infatti il fronte della sicurezza vede il susseguirsi quotidiano di attentati (7mila morti all’anno) e quando i qaedisti dell’Isil hanno conquistato l’Anbar (Fallujah è caduta in gennaio), si è assistiti ad un quasi immobilismo da parte di Baghdad.
Sapute le intenzioni di al-Maliki, immediatamente è intervenuto il Segretario di Stato Usa John Kerry, il quale ha dichiarato che “Noi sosteniamo fermamente il presidente Masum, che ha la responsabilità di garantire la Costituzione dell’Iraq”; “Noi auspichiamo che al-Maliki non causi problemi”, ha aggiunto.

