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La tv di stato irachena ha riferito che è in corso un’operazione dell’esercito e delle milizie sciite per la riconquista di Ramadi, la città dell’al-Anbar importante per la sua posizione strategica, caduta nelle mani dell’Isis a metà maggio.
Diverse fonti riportano che già i militari di Baghdad sarebbero entrati in città, ma si tratterebbe di avanscoperte, in quanto il grosso delle truppe si trova a 25 chilometri dal centro abitato, in attesa dell’ordine di attacco.
Ma non solo in Iraq si parla di controffensiva: la Siria starebbe ammassando truppe per sferrare un attacco su Palmira e prendere la città, importante dia per la posizione strategica, sia per il patrimonio archeologico, riconosciuto dall’Unesco come patrimonio dell’umanità.
A sostenere l’iniziativa di Damasco vi sarebbero ancora gli Hezbollah libanesi, dopo che ieri il leader del movimento, Hassan Nasrallah, ha apertamente garantito l’appoggio militare a Damasco in quanto “Isis è una minaccia esistenziale per il Libano e per Hezbollah”. “Una minaccia senza precedenti, e noi siamo pronti ad affrontarla con tutte le risorse necessarie , perché nessun altro può difendere il Libano e la Siria, non certo la coalizione guidata dagli Stati Uniti”.
E proprio sugli Usa gravano le polemiche, dopo che il vicepresidente Joe Biden ha detto domenica alla Cnn che i militari iracheni non avrebbero mostrato la “volontà di combattere” durante gli scontri avvenuti a Ramadi: oggi è stato lo stesso Biden a rimangiarsi le parole ed a affermare “il sostegno degli Stati Uniti al governo iracheno nella lotta contro lo Stato islamico” e che “va riconosciuto l’enorme sacrificio e il coraggio dimostrato dalle forze irachene negli ultimi 18 mesi a Ramadi e altrove”.
Da Teheran il generale dei pasdaran Qassem Soleimani, capo dell’unità d’elite Quds, ha accusato gli Stati Uniti di non avere “alcuna volontà” di fermare l’Isis dopo la caduta della città irachena di Ramadi.

