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Non si fermano gli attentati nell’Iraq “reso migliore e un posto più sicuro dopo la morte di Saddam”, come lo ha definito pochi giorni fa l’ex premier britannico Tony Blair per difendersi dalle gravi accuse del rapporto Rapporto Chilcot: dopo i quasi 300 morti per l’esplosione del camion bomba lo scorso 3 luglio, nella notte un kamikaze si è fatto esplodere all’ingresso del mausoleo di Muhammad al-Hadi di Balad, città situata a 80 chilometri a nord della capitale Baghdad, uccidendo numerosi fedeli sciiti riunitisi in preghiera.
Immediatamente dopo l’esplosione uomini armati hanno sparato all’impazzata sui presenti che celebravano Aeid al-Fitr, la fine del Ramadan, quindi un uomo del commando si è fatto esplodere, uccidendo ancora persone. Un terzo kamikaze è stato neutralizzato prima di attivare la cintura esplosiva.
Il bilancio provvisorio indica 40 morti fra i fedeli. Poco dopo l’attacco è arrivata la rivendicazione dell’Isis.

