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Da giorni il governo di Baghdad sta lavorando per la liberazione di Falluja e di Ramadi, città passate sotto il controllo dei qaedisti dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante, attivissimo anche nel conflitto siriano contro Damasco e gli insorti, fino a rappresentare una sorta di terzo fronte: i combattimenti sono sempre più insistenti e nei giorni scorsi il governo di Baghdad ha invitato gli abitanti ad insorgere ed a impugnare le armi contro gli jihadisti, in quanto si sarebbero sottoposti a rischi in vista di un’operazione massiccia dell’esercito regolare.
E difatti i caccia militari iracheni hanno bombardato postazioni dell’Isil a sud di Falluja, nelle zone di Na’emiya e Zooba.
Secondo la Croce Rossa sarebbero già 13mila le famiglie in fuga, mentre il premier Nouri al-Maliki ha esortato coloro che si sono uniti ad al-Qaeda ad abbandonare la loro lotta e a”tornare alla ragione”, anche in vista di un possibile perdono.
La situazione in Iraq, dove ogni giorni vi sono attentati con decine di morti, è come una spada di Damocle sopra la testa di Obama e rappresenta una sonora sconfitta politica per gli Usa, che hanno fatto nel paese mediorientale una guerra, dal 2003 al 2011, per deporre in modo brusco Saddam Hussein in nome della “pace e della democrazia”, senza tenere conto della complessa situazione del paese. Proprio a Falluja i militari statunitensi erano ricorsi alle bombe al fosforo bianco per eliminare i nemici.

