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Due distinti attacchi delle forze israelo-statunitensi hanno colpito il quartier generale di Ninive delle Forze di mobilitazione popolare dell’Iraq (Iraq’s Popular Mobilisation Forces, Pmf), nel nord-ovest dell’Iraq. Lo ha confermato la forza stessa. Si tratta di un esercito paramilitare che ha visto la luce nel 2014 e, pur facendo parte dell’esercito iracheno regolare, è direttamente legato all’Iran e gode di una certa indipendenza. Infatti, dallo scoppio del conflitto in Iran, le Pmf sono intervenute a sostegno del Paese vicino, diventando così obiettivi dell’offensiva israelo-statunitense. Ieri, secondo fonti di stampa internazionale, le Pmf avrebbero varcato il confine con 70 tonnellate di aiuti umanitari tra cui cibo e medicinali, ma accanto al convoglio sarebbero passati anche uomini e mezzi da guerra. Intanto stamani l’ambasciata degli Stati Uniti a Baghdad ha esortato i connazionali a “lasciare l’Iraq immediatamente”. Secondo la sede diplomatica, delle milizie starebbero “prendendo di mira cittadini americani per rapirli” e potrebbero “condurre attacchi nel centro di Baghdad nelle prossime 24-48 ore”.
Il pensiero va a Shelly Kittleson, la reporter di guerra rapita due giorni fa in pieno giorno a Baghdad da un commando di uomini armati. Le forze di sicurezza irachene sostengono di aver raggiunto il convoglio, facendo ribaltare un veicolo e arrestando uno dei sequestratori, ma non si sarebbe trattato del mezzo su cui era tenuta la donna. Gli Stati Uniti puntano il dito contro la fazione irachena di Hezbollah, il gruppo libanese filo-iraniano attualmente impegnato contro Israele.L’ambasciata degli Stati Uniti cita dei documenti secondo cui sarebbero “potenziali obiettivi” non solo i cittadini statunitensi, ma anche “aziende, università, sedi diplomatiche, infrastrutture energetiche, hotel, aeroporti e altri luoghi ritenuti associati agli Stati Uniti, nonché istituzioni irachene e obiettivi civili”. Per la presenza di gruppi a vario titolo affiliati all’Iran o agli Stati Uniti, l’Iraq sta registrando attacchi quasi quotidiani su obiettivi militari: circa 101 persone avrebbero già perso la vita, tra cui militari, combattenti delle milizie e personale straniero. Nonostante la gravità della situazione, il ministero dei Trasporti ha fatto sapere di stare valutando la riapertura dello spazio aereo iracheno, chiuso all’indomani della guerra contro l’Iran. Il blocco ha determinato seri problemi logistici, di approvvigionamento e mobilità delle persone.
* Fonte: agenzia Dire.





