di Guido Keller –
Alla fine l’hanno spuntata gli Stati Uniti. Non che, oggettivamente, sia un male, se si pensa ai due precedenti mandati fallimentari del premier iracheno Nouri al-Maiki, il quale non è riuscito in anni a garantire la benché minima stabilità politica e soprattutto la sicurezza nel paese mediorientale, tanto che, ben prima dell’invasione dei qaedisti dell’Isil (Stato islamico dell’Iraq e del Levante) gli attentati in Iraq erano pressoché quotidiani, con un bilancio di 7mila vittime all’anno. Non solo: l’Iraq non ha praticamente opposto resistenza all’avanzata degli jihadisti, basti pensare che la regione dell’al-Anbar è controllata dalle milizie ribelli fin dallo scoppio del conflitto siriano e che la città i Fallujah, una delle principali del paese, è caduta già a gennaio.
Fatto sta che Nouri al-Maliki, eletto premier per la terza volta, non ha potuto risedersi sulla poltrona del premier proprio perché la Casa Bianca ci ha messo lo zampino e al suo posto ha piazzato Haidar al-Abadi (dello stesso partito), sempre sciita in base alla Costituzione che dà ai sunniti la presidenza del Parlamento, ai curdi quella della Repubblica e agli sciiti quella del Consiglio dei ministri. Persino l’Iran ha auspicato la rinuncia di al-Maliki.
D’altronde Nouri al-Maliki aveva già pensato di mettere in stato d’accusa il neo-Capo dello Stato, il curdo Fuad Masum, in quanto “Il presidente della Repubblica – aveva affermato al-Maliki – ha violato due volte la Costituzione: quando ha prolungato il periodo utile per dichiarare il partito vincente, che scadeva giovedì, e quando ha mancato deliberatamente di conferire l’incarico al leader dello Stato del Diritto”.
Sapute le intenzioni di al-Maliki, immediatamente è intervenuto il Segretario di Stato Usa John Kerry, il quale ha dichiarato che “Noi sosteniamo fermamente il presidente Masum, che ha la responsabilità di garantire la Costituzione dell’Iraq”; “Noi auspichiamo che al-Maliki non causi problemi”, ha aggiunto.
al-Maliki è, insomma, “saltato” dall’oggi al domani e dall’isola di Martha’s Vineyard, nel Massachusetts, dove si trova in vacanza il presidente Barak Obama ha voluto sottolineare che l’Iraq ha compiuto un promettente passo avanti incaricando lo sciita Haidar al-Abadi. Obama ha spiegato che continuano i raid dei caccia statunitensi e i voli dei droni per ostacolare l’avanzata dei qaedisti, sottolineando comunque che “non c’è soluzione americana, ma l’unica soluzione duratura è che l’Iraq sia unito e formi un governo inclusivo” capace di contrastare l’Isil.
Il suo vice, Joe Biden, ha chiamato al-Abadi “chiedendogli di formare al più presto un esecutivo che rappresenti tutti gli iracheni”.
Furioso al-Maliki, il quale ha detto che “Noi respingiamo questa violazione della Costituzione” e che la casa Bianca “è stata al fianco di coloro che hanno violato la Costituzione”.
Intanto prosegue l’avanzata dei qaedisti, i quali trovandosi sbarrata la strada per il Kurdistan iracheno, dove combattono i peshmerga, stanno ora puntando su altre città del nord dell’Iraq, al fine di stringere in una morsa a tenaglia Baghdad.
In mattinata è caduta Jalawla, nella provincia di Diyala, a pochi chilometri dal confine iraniano, ma l’allarme oggi arriva per le persecuzioni perpetrate alla minoranza degli yazidi, di solito occupante una regione situata sui monti del Gebel Singiar,al confine con la Siria, e nei distretti di Badinan: si tratta di una popolazione (300mila persone) con una propria fede probabilmente risalente ad una popolazione curda pre-islamica, che mette oggi insieme elementi propri di mitraismo, mazdeismo, manicheismo, islam e giudaismo.
A dare l’allarme sono stati gli esperti di Diritti umani dell’Onu Christof Heyns, Rashida Manjoo e Rita Izsak, i quali hanno citato notizie verificate provenienti dall’Iraq che parlano di miliziani dell’Isil che danno la caccia ai membri della minoranza, ordinando loro di “convertirsi o morire”.
Gli esperti dell’Onu hanno chiesto che “vengano prese con urgenza tutte le misure possibili per evitare atrocità di massa e un potenziale genocidio nello spazio di pochi giorni o poche ore”.

