di Enrico Oiari –
Non si ferma l’avanzata dei jihadisti dell’Isis, i quali dopo essersi impadroniti di quasi tutta la provincia dell’al-Anbar (Fallujah è caduta già a gennaio) stanno ora puntando a prendere il controllo della provincia di Diyala, complessivamente 1.800.000 abitanti confinante con l’Iran e con capoluogo Ba’quba. Nel resto del paese si susseguono gli attentati: solo a Baghdad, dove si teme l’arrivo da un momento all’altro dei jihadisti, vi sono stati 50 morti per l’esplosione di ordigni, mentre a Karbala (zona nord orientale del paese) e nei pressi della diga di Mossul sono esplose autobombe causando un numero imprecisato di vittime.
Il fatto che la provincia di Diyala sia confinante con l’Iran presenta incognite sul futuro della regione: se la Turchia è, fino ad oggi, rimasta immobile e con 10mila soldati dislocati sul confine a poche centinaia di metri dalla siriana Kobane, l’Iran sta aspettandolo solo il casus belli che, considerando l’imprevedibilità dei jihadisti (sunniti) e l’atavico odio con base confessionale nei confronti degli sciiti (iraniani), potrebbe presto arrivare.

