di Viviana D’Onofrio –
I militari iracheni, coadiuvati dalle milizie volontarie sciite e da quelle popolari (Hashd al-Chaabi), sono penetrai oggi nel centro di Ramadi, città dell’al-Anbar a 90 chilometri ad ovest di Baghdad, conquistata dai jihadisti dell’Isis il 17 maggio.
Lo ha riferito il portavoce dei servizi di lotta antiterrorismo iracheni Sabah al-Nomane, il quale ha detto che, anche grazie al supporto aereo degli alleati statunitensi, “Noi siamo entrati nel centro di Ramadi da numerosi fronti e noi abbiamo cominciato a bonificare i quartieri residenziali”. Ha poi aggiunto che “la città sarà totalmente bonificata nelle prossime settantadue ore” e che i militari si stanno dirigendo verso il complesso governativo della città. “Le unità militari – ha spiegato – hanno attraversato il fiume Eufrate utilizzando un ponte che era stato distrutto dai militanti e riparato da ingegneri dell’esercito. Attraversare il fiume è stata la difficoltà principale; siamo di fronte al fuoco dei cecchini ed agli attentatori suicidi che stanno cercando di rallentare la nostra avanzata“. Secondo l‘intelligence irachena sono circa 300 combattenti dell‘Isis barricati nel centro di Ramadi.
Nei giorni scorsi gli aerei iracheni hanno lanciato volantini per invitare i civili a lasciare Ramadi in vista dell’offensiva irachena, ma al-Nomane ha spiegato che “Da informazioni di intelligence risulta che viene impedito alle famiglie di uscire dal centro città: hanno intenzione di usare i civili come ‘scudi umani’”.
Il controllo sui primi sobborghi a ovest della città era già stato riacquisto alla fine di maggio e a novembre erano state tagliate le linee di rifornimento alla città, ma l’offensiva è stata lanciata oggi immediatamente prima di quella che i jihadisti stavano per sferrare: nelle intenzioni degli strateghi iracheni vi è stata quella di chiudere in una morsa il maggior numero di jihadisti possibile.
La riconquista di Ramadi rappresenta un risultato di notevole rilevanza per le forze di sicurezza irachene: si tratterebbe della seconda maggiore città irachena dopo Tikrit ad essere sottratta al controllo dei jihadisti dell’Isis.

