di Guido Keller –
I ministri degli Esteri della Lega Araba, riunitisi nella capitale egiziana per discutere delle varie crisi in corso, hanno approvato una risoluzione su proposta irachena di condanna dell’Isil (Stato islamico dell’Iraq e del Levante) e di sostegno all’impegno di Baghdad contro il gruppo qaedista che da mesi (Fallujah è caduta in gennaio) controlla la parte nord-occidentale del paese, con esclusione del Kurdistan.
Nella mozione presentata si parlava di “crimini di guerra contro l’umanità”, come pure di un intervento a sostegno dell’azione degli Stai Uniti.
Il documento finale, annunciato ufficialmente dal Segretario generale, Nabil al-Arabi, recita che i rappresentanti dei Paesi arabi “hanno concordato di prendere le misure necessarie per affrontare i gruppi terroristici, incluso lo Stato islamico. Questo comprende la cooperazione internazionale su tutti i fronti e tutte le misure per contrastare il terrorismo: politiche, di sicurezza e ideologiche”.
Anche il Qatar ha preso le distanze dall’Isil, dopo esserne stato il finanziatore fin dalla nascita nella lotta contro Bashar al-Assad in Siria, ormai tre anni fa.
Le notizie che arrivano dall’Iraq sono preoccupanti, per quanto le forze dell’esercito iracheno e i peshmerga curdi riportino successi nella riconquista dei centri abitati (l’ultimo è Barwana) grazie anche ai raid statunitensi: da stamane gli aerei e gli elicotteri colpiscono i miliziani dell’Isil per favorire la difesa della diga di Haditha sull’Eufrate, la seconda del paese dopo quella di Mosul, la quale era stata conquistata dai qaedisti e poi ripresa quando ormai era stata minata e quindi in procinto di essere distrutta, cosa che avrebbe provocato l’allagamento delle vaste pianure sottostanti e il black-out energetico.
Haditha si trova a 130 km dalla capitale Baghdad
Un centinaio di bambini sono stati rapiti in un orfanotrofio di Mosul, l’Istituto di Dar al-Baraim del quartiere Zuhir, dove sono lì trattenuti: si teme che possano essere utilizzati come scudi umani nel momento in cui le forze irachene e curde cercheranno di liberare la città, che è la seconda del paese.
Le cinque donne che lavoravano per i bambini non sono più entrate nella struttura da quando vi sono i miliziani dell’Isil, ovvero da giugno.

